venerdì, gennaio 18

Sanremo 2019 | Commento al cast

Claudio Baglioni ha annunciato il cast degli artisti che parteciperanno al Festival di Sanremo 2019, e sorvolando sulla direzione artistica del plastificato cantautore romano possiamo concentrarci sulla lista di quelli che proveranno a portarsi a casa il Festival.

Arisa - Mi sento bene 

L'interprete lucana a 36 anni è già alla sesta partecipazione.
Vincitrice di Sanremo Giovani nel 2009 e della sezione BIG nel 2014.
Ha fatto anche il giudice a X Factor, insomma ha rotto gli zebedei ovunque e ancora continua.

Achille Lauro - Rolls Royce

Un trapper da strapazzo con tatuaggi in faccia d'ordinanza e un nome improbabile preso da un armatore di inizio '900.
Fra le sue interpretazione più famose c'è un duetto con la Tatangelo.
Basta questo per definirlo.
Un suicidio artistico annunciato.

Anna Tatangelo - Le nostre anime di notte

Ormai no comment per Lady D'Alessio.

Boomdabash - Per un milione 

Reggae e raggamuffin di origine salentina.
Attivi dal 2002 e molto famosi nel sottobosco reggae, avrebbero fatto meglio a continuare a lavorare sulla loro nicchia.
Potrebbero farsi molto, ma molto male su quel palco.

Daniele Silvestri - Argento vivo

Quando cantava Cohiba mi piaceva parecchio.
Poi a Sanremo ha portato Salirò, e da quel momento in poi è iniziato il rincoglionimento

Ex Otago - Solo una canzone

Prima partecipazione per la band genovese che ha sbancato con l'ultimo, fenomenale, disco Marassi uscito anche in edizione Deluxe.
Condivido l'ambizione di portare la propria musica su un palco con quella portata ma ovviamente sono avvolti da un alone di incertezza che potrebbe portarli fuori strada.
Gli Otago con una grande canzone fra le mani, potrebbero fare il salto di qualità.
Ed è quello che io spero perchè sono una band che mi ha dato tantissimo negli ultimi anni.

Negrita - I ragazzi stanno bene

Dieci album in studio e una carriera in evidente declino per gli aretini, che tentano la carta a sorpresa della partecipazione.
L'ultimo lavoro in studio, Desert Yacht club, uscito meno di un anno fa evidentemente ha lasciato scorie negative da smaltire in fretta che difficilmente saranno cancellate.
Seconda partecipazione al Festival dopo la disastrosa apparizione del 2003 con la traccia Tonight che non lasciò praticamente segni.
In grandissimo calo.

Francesco Renga - Aspetto che torni

Basta. Renga ormai somiglia più ad una tortura che ad un cantante.
A Sanremo ci è andato circa 5/6 volte vincendo fra i Giovani nel 2001 con Raccontami e fra i big nel 2005 con Angelo.
Reduce dall'avventura in trio con Nek e Pezzali il cantante originario di Brescia ritenta la carta sanremese, per l'ennesima volta.
A 51 anni ha già esaurito le cartucce, ed è un onesto operaio della musica pop italiana che sforna continuamente canzoni del cavolo cercando la grazia delle radio e dei media generalisti.
Non se ne può più.

Loredana Bertè - Cosa ti aspetti da me 

Alla soglia dei 70 anni la Bertè ha pensato di bene di tornare all'Ariston.
In mezzo tanti reality, apparizioni tv e dischi ormai inutili.
Loredana ha pubblicato quasi 20 dischi, di cui l'ultimo decente è Loredanabertè del 1980.
Quindi sono circa 38 anni che non ci regala grandi canzoni.
Pensionata, e anche parecchio molesta.

Simone Cristicchi - Abbi cura di me 

Un altro ex vincitore in disperato bisogno di attenzioni.
A un certo punto della sua carriera, in piena crisi creativa, si mise a scrivere canzoni che trattavano di temi sociali (la follia, la tossicopendenza) in un modo così superficiale che era odioso.
Il tutto per essere chiamato nei salotti tv che trattavano dei temi di cui in qualche modo parlava nelle canzoni.
Odioso anche per quell'aria da finto intellettuale con cui va in giro.
Carriera finita da anni.

Einar - Parole nuove

Reduce dalle partecipazioni a X Factor e Amici, l'italocubano è il prodotto principe dei talent show.
Bisogna aggiungere altro?

Il Volo - Musica che resta

Ed eccoci avanti al trio lirico trashpop più amato dagli emigrati.
Dopo aver vinto con Grande amore risalgono sul palco dopo un periodo hanno fatto il giro delle sette chiese senza produrre un emerito cavolo.
Li spremeranno fino al midollo per poi gettarli nel dimenticatoio, perchè è evidente la mancanza di contenuti.

Nek - Mi farò trovare pronto 

Eccone un altro.
Filippo Neviani ha già avuto occasioni su occasioni per lanciare le sue hit, ora l'ennesima volta che si presenta all'Ariston senza averne bisogno.
In che senso?
Nel senso che non ha più nulla da dare, è un cantante pop finito e strafinito ma continuiamo a trovarcelo davanti alle cosiddette.

Ultimo - I tuoi particolari

Il figlioccio di Fabrizio Moro. Questa etichetta lo classifica già come un prodotto da evitare accuratamente.
Aggiungiamoci un look da finto cattivo e una rabbia ipocrita e ridicola che porta in giro come se fosse Zack de la Rocha dei Rage against the machine o Bob Dylan dei 70s.
Ultimo di nome, e spero di fatto.

Motta - Dov'è l'Italia 

Uno dei cantautori più talentuosi del panorama attuale, Francesco Motta arriva sul palco del Festival nel momento più interessante della sua carriera.
Scrittura fresca e idee che si rincorrono su un sound a cavallo fra cantautorato e atmosfere più dark.
Le mie speranze sono in buona parte riposte su di lui, visto che l'ho visto numerose volte dal vivo e conosco i suoi dischi a memoria.
Un artista in piena furore creativo che con due dischi ha seppellito 20 anni di finto cantautorato italiano.
Velleità importantissime.

Enrico Nigiotti - Nonno Hollywood

Prodotto del sistema pop della peggior specie per un classe '87 che è finito addirittura ad aprire i concerti della Queen del pop più superficiale e melenso: Laura Pausini.
Nome tirato dentro per il pubblico più becero e nichilista.

Patty Pravo e Briga - Un pò come nella vita

Lei è del 1948, lui del 1989.
41 anni di differenza per un duetto improbabile messo insieme dalla Sony per rinvigorire i fasti della 71enne veneziana con una carriera in caduta libera.
Il romano invece dopo il clamore della vittoria ad Amici è in chiara difficoltà.
Potrebbero fare la canzone più brutta del Festival, anche se la concorrenza è agguerrita.

Federica Carta e Shade - Senza farlo apposta

Lei classe 99 arriva, guarda caso da Amici, mentre lui è un pseudorapper che prova invano ad inserire nella scia dei vari Fedez, Gue Pequeno e Fibra.
Putroppo però non si scrolla di dosso l'eticchetta di rapper per teenagers.
Altra collaborazione che puzza di "artefatto".

Nino D'Angelo e Livio Cori - Un'altra luce

Come sempre la Napoli più stereotipata e canonica viene chiamata in causa per dare una fetta di tradizione ai vecchi sulle poltrone.
Ancora una volta Nino D'Angelo si presenta ai blocchi di partenza, questa volta accompagnato da tale Livio Cori più famoso per essere l'indiziato numero uno nella ricerca dell'identità del famoso rapper misterioso Liberato.
Ancora un duo dalle tinte fosche.

Mamhood - Gioventù bruciata

Se a 26 anni hai collaborato con Fibra e Michele Bravi effettivamente puoi parlare di Gioventù Bruciata per esperienza diretta.
Vincitore della categoria Giovani per volere del sommo direttore Baglioni, dalla sua ha anche la storia attualissima del mix etnico (padre egiziano e madre italiana).
Poche sorprese all'orizzonte.

Paola Turci - L'ultimo ostacolo

La Turci è simpatica e in qualche momento è sembrata anche una cantautrice piena di talento e idee (vedi Sabbia bagnata).
Poi si è messa in testa di fare canzoni impegnate a tutti i costi, e arraffando temi sociali a caso (dal femminismo al pacifismo militante) si è trasformata in una specie di Povia al femminile.
Brava è brava, ma dovrebbe tornare a fare dischi.

Ghemon - Rose viola 

Il cantautore 36enne originario di Avellino prova il grande salto al Festival per la prima volta.
Con cinque album alle spalle e numeri importanti Ghemon porterà il suo hip hop che guarda al soul con una canzone che potrebbbe aprirgli le porte del pubblico generalista.
Nome interessante, data la situazione.

Zen Circus - L'amore è una dittatura

Gli alfieri del rock indipendente, gli Zen Circus arrivano sul palco sanremese forti di una storia fatta di dischi (ben 10) e live in ogni angolo d'Italia.
Andrea Appino e i suoi sono il nome più credibile (insieme a Motta e agli Otago) di questa edizione ammuffita e polverosa.
Spero proprio che non snatureranno la loro carica elettrica, non rinunciando al loro sarcasmo e alla lora cruda ironia.
Sono fantastici, e lo saranno anche dopo il vortice Sanremo.

lunedì, dicembre 17

In Italia bloccati sulla Trap

Il fenomeno della trap in Italia è ormai arrivato a un punto da cui sarà difficile tornare indietro, e che mi ha spinto ad una riflessione.
Attualmente Sfera Ebbasta, Tony Effe, Ghali, Tedua e gli altri sono delle vere popstar con milioni di followers sui social.
Le piattaforme di condivisione hanno giocato un ruolo fondamentale, in particolare Instagram sta diventando sempre di più lo strumento chiave per questi nuovi idoli.
Potremmo sicuramente affermare che Tony Effe e Sfera sono famosi più per le loro Stories che per le loro canzoni, in un certo senso.
Musicalmente non me ne vogliano i fans di "genere" ma parliamo di una roba inconcepibile.
Basi elementari, drum machine e testi che tutto sono fuorchè arte.
Fra macchine, puttane, collane, e soldi il mondo dei trappers è di un materialismo e di una pochezza uniche.

Il problema principale è che in Italia ancora oggi conta molto di più l'immagine che proponi, che quello che in realtà affermi.
Il fenomeno trap è tipicamente italiano, e solo da noi sta letteralmente oscurando tutti gli altri artisti.
Oggettivamente c'è una certa difficoltà negli ultimi anni a ricercare prodotti esplosi che non siano TRAP o comunque dei derivati rap dello stesso filone.

Come sempre basta guardare fuori dai nostri confini per rendersi conto che l'Italia è sempre esagerata nelle sue manifestazioni più pecorecce.
In Inghilterra ad esempio nel 2018 è uscito Tom Grennan, giovanissima popstar da Bedford, piccola cittadina a Nord di Londra.
Il suo pop alternativo con base rock è un prodotto interessantissimo e Tom ha cominciato a far parlare di sè con esibizioni di grandissimo livello.
Basta guardare il suo live a Soundslikefridaynight per rendersi conto che il suo messaggio di rinnovamento del pop si accompagna a indubbie doti canore e compositive.
Quindi non è per forza la trap. Anzi.
Guardatevi l'esibizione di Tom (clicca qui per vedere il live di Found What I've been looking for) e poi pensate ai live di Sfera (clicca qui per vedere la partecipazione del trapper al primomaggio).

Dalla regione di Newcastle, nord est inglese invece arriva Sam Fender, che ha esordito a fine novembre 2018 con Dead Boys.
Slanci cantautoriali e influenze alternative per il 22enne che ha improvvisamente fatto breccia nel cuore delle radio inglesi.
Il suo live per Vevo mette in mostra le qualità di un giovanissimo Miles Kane che però porta con sè idee brillanti e grande attitudine.
La sua That sound è una canzone di indie pop sognante che guarda alle chitarre dei Cure adagiate sullo sfondo ma che ha una carica di energia tipica del pop più radiofonico.
Commistione vincente.
Guardatevi il live e godetevi il viaggio.

Tornando in Italia il problema centrale non è che ci siano questi trappers, ma è il fatto che stiano fagocitando tutto il resto anestetizzando le orecchie di milioni di adolescenti.
Ora si stanno abituando tutti ad ascoltare testi che parlano di tette, culi e soldi.
Quello che mi chiedo è che se passi il messaggio che ci sia solo questa musica, in futuro come faranno artisti "diversi" a saltare fuori dal guscio se il pubblico chiederà questi prodotti.

Oggi il cantautorato italiano, e più in generale il rock alternativo stanno facendo enorme fatica e prevedo che se le radio e i media in generale non daranno una mano a tutto il movimento assisteremo a un imbarbarimento definitivo del sound che andrà verso basi precofenzionate e drum machine.

Per quello mi incazzo quando a RadioDeeJay fanno mezz'ora di intervista a Gue Pequeno e poi un artista che parte dalle seconde linee neanche lo conoscono.

Le prime colpe ce le hanno loro.
Nel frattempo in Inghilterra Sam Fender e Tom Grennan in rampa di lancio.

Vi saluto.

Ascolto consigliato per la lettura:
Sam Fender - Play God

sabato, dicembre 15

Classifiche 2018 | Italiani e stranieri

L'anno che sta per concludersi non sarà sicuramente ricordato come uno dei migliori dell'ultimo decennio, soprattutto in campo nazionale abbiamo un pò sofferto per la qualità delle uscite mentre in campo internazionale ho sentito la mancanza di qualche pezzo grosso pronto a riprendersi la scena.
In Italia comunque primo posto indiscutibile: Riccardo Sinigallia con Ciao Cuore mi aveva conquistato con 30 secondi di video con tanto di telecamera sparata in faccia a Valerio Mastandrea.
Album importante, molto introspettivo e che porta grandi novità anche dal punto di vista del sound per il cantautore romano.
A ruota seguito dai Calibro35 che io reputo geni assoluti, e dal secondo lavoro di Motta che si candida ad essere una delle voci principali del cantautorato italiano dei prossimi anni.
Sulle canzoni non ho potuto non premiare Kiwi di Calcutta perchè è una roba irresistibile, che non riesco più a togliermi dalla testa e soprattutto perchè è la viva testimonianza del talento genuino del nativo di Latina.
Esordio monstre dei Nu Guinea, consigliatissima la loro proposta fusion jazz rock che rinvigorisce i fasti del movimento napoletano nato negli anni settanta.
Fuori dai nostri confini è stato amore a prima vista con U.S. Girls, moniker di Meghan Remy che si è lanciata in questo progetto lasciando segni ovunque.
Pop sperimentale che scivola sovente nel rock alternativo e in divagazioni psichedeliche che dipingono affreschi a cavallo fra 70s e 80s.
Candidatura prepotente.
Dietro gli Shame da Londra con questo album d'esordio che sconvolge e tramortisce.
Post-Punk a la Joy Division con in aggiunta un vigore nel sound e nella linea cantata che conferisce alla band una inconsueta violenza e aggressività.
Potentissimi.
Ai piedi del podio il mio prediletto Kurt Vile che non molla le prime posizioni del mio cuore.
Poi ancora Idles (album pazzesco), Wye Oak (svolta elettronica e grande voglia di sperimentare), Big Red Machine (The National e Justin Vernon) e Ben Howard (che tiene i livelli di sempre).
Fra le canzoni svetta ancora U.S. Girls con Velvet 4 sale, dietro però arriva lo space rock con influenze elettroniche degli Hookworms in questa deliziosa Negative space.
Per il resto date uno sguardo, attaccattevi alle cuffie e ascoltate tutto quello che ho scritto.
Se non lo fate, peggio per voi.

Album italiani 2018
1. Riccardo Sinigallia - Ciao Cuore
2. Calibro 35 - Decade
3. Motta - Vivere o morire
4. Calcutta - Evergreen
5. The Zen Circus - Il fuoco in una stanza
6. Maria Antonietta - Deluderti
7. Cosmo - Cosmotronic
8. Giardini di Mirò - Different times
9. Paletti - Super
10.Pop_x - Musica per noi

Album italiani meritevoli fuori dalla lista
Nu Guinea - Nuova Napoli
Giorgio Canali - Undici canzoni di merda con la pioggia dentro
Caso - Ad ogni buca

Esordi italiani 2018
Nu Guinea - Nuova Napoli
Generic Animal - Generic Animal

Canzoni italiane 2018
1. Calcutta - Kiwi
2. Maria Antonietta - Deluderti
3. Motta - Quello che siamo diventati
4. Riccardo Sinigallia - Ciao Cuore
5. The Zen Circus - Catene
6. Gazzelle - Sopra
7. Paletti - Lui lei l'altro
8. Thegiornalisti - New York
9. Cosmo - Quando ho incontrato te
10.Ex Otago - Tutto bene

Album italiani da evitare 2018
Negrita - Desert Yacht club
Max Gazzè - Alchemaya
Subsonica - 8

Album stranieri 2018
1. U.S. Girls - In a poem unlimited
2. Shame - Songs of praise
3. Kurt Vile - Bottle it in
4. Idles - Joy as an act of resistance
5. Big Red Machine - Big Red Machine
6. Wye Oak - The louder I call the faster it runs
7. Hookworms - Microshift
8. Cloud Nothings - Last building burning
9. Ben Howard - Noonday dream
10. Johnny Marr - Call the comet

Album fuori dalla lista meritevoli
Natalie Prass - The future and the past
Ezra Furman - Transangelic Exodus
Haiku Salut - There is no elsewhere
Cat Power - Wanderer

Canzoni straniere 2018
1. U.S. Girls - Velvet 4 sale
2. Hookworms - Negative space
3. Johnny Marr - Rise
4. Kurt Vile - Bassbackwards
5. Ben Howard - The defeat
6. Natalie Prass - Short court style
7.Wye Oak - The louder I call the faster it runs
8.Big red machine - Hymnotic
9.Tash Sultana - Cigarettes
10.Shame - Dust on a trial

Esordi stranieri 2018
Hookworms - Microshift
Snail mail - Lush
Shame - Songs of praise

Leggi anche:
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venerdì, novembre 16

Letture | Il diario di Zlata e Sarajevo in guerra

Sarajevo bosniaca, Sarajevo croata, Sarajevo serba. Sarajevo cattolica, Sarajevo musulmana, Sarajevo ortodossa, Sarajevo ebrea.
A un certo punto all'inizio degli anni 90 tutte queste Sarajevo non esistevano più.
Esisteva solo il cielo blu ai piedi delle Alpi dinariche che era diventato il tetto sotto il quale si è combattuta una delle guerre più cruente della storia d'Europa.
Da città elegante, multietnica e colta Sarajevo si è trasformata nella capitale della guerra.
Alla caduta del generale Tito infatti iniziò un processo di dissoluzione della Jugoslavia che portò alla creazione di numerosi stati (Slovenia e Croazia le prime a staccarsi) e strinse la Bosnia Erzegovina in una morsa plumbea per mano dei cetnici guidati dal presidente serbo Sblodoan Milosevic e da Ratko Mladic.

La cronaca di quei mesi da incubo è il sentiero principale di questo incredibile libro di Zlata Filipovic (Sarajevo, 1980).
Zlata all'epoca dei fatti aveva 11 anni e ha inconsapevolmente consegnato alla storia la cronaca della guerra serbo-bosniaca filtrata dagli occhi di una bambina.
Il diario è infatti un chiaro riferimento ad Anna Frank, che viene anche citata dalla piccola Zlata.

Dalle giornate spensierate sul monte Jahorina, alle lezioni di piano Zlata passa gradatamente alle violenze perpetrate durante la guerra.
I proiettili e le bombe si insinuano nei suoi discorsi prima attraverso i racconti di altre persone e poi diventano sempre più vicini, presenze tangibili.
Più le pagine scorrono, e più le paure della piccola Zlata divengono reali nel libro e così rigo dopo rigo si assiste materialmente alla caduta della città leggendaria di Sarajevo.
Tutto corredato da foto che danno un volto ai personaggi spesso citati.

Tutto inizia con la guerra "ferma" a Dubrovnik.
Poi le pagine passano e allora i combattimenti si spostano sempre più vicino per finire in casa Filipovic.
Vetri rotti, gas tagliato, niente elettricità ed è così che nell'oscurità della paura la cameretta di una bambina di 11 anni diviene una cantina umida (che è sempre più riparata delle stanze a vista).

Una testimonianza viva di quell'orrore inverecondo, che riporta la giustizia morale nel territorio a lei più congeniale: quello della verità pronunciata da una piccola Anna Frank.

Una guerra che ha lasciato l'Europa con cicatrici profondissime, e su cui bisognerebbe accendere la luce più spesso.

Le tragedie di Srebrenica, Visegrad, Sarajevo sono ancora lì, a pochi km da noi e l'Italia è colpevole.
Per troppo ci siamo girati dall'altra parte.

Ascolto consigliato per la lettura:
Zoster - Ko je jamio

lunedì, novembre 12

Intervista#9 | Alessandro: Milano e Stevie Wonder in ottica partenopea

Torna il #VoxPopuli di goodnewsforbadpeople, la rubrica che esplora gli ascolti e le abitudini musicali delle persone.
Questa volta sul blog ospitiamo Alessandro, esperto di comunicazione che attualmente vive a Milano (città che gli ha dato molto in questi anni a suo dire).
Anche se il capoluogo lombardo gli ha regalato una nuova visione le radici paiono ancora ben salde.
Questo è quello che ci siamo detti prima (e non durante altrimenti ci avrebbero fucilato, ndr) di una partita del Napoli a casa di amici.

Ciao Alessandro e benvenuto sul blog, grazie di aver accettato l'invito.

Grazie a te!

Dicci qualcosa su di te.

Sono Alessandro sto per compiere 33 anni e sono un grande appassionato e ascoltatore di musica.
Ho lavorato anche in radio come music selector.
Mi piace molto ascoltare tutti i generi ed è sempre bello aprirsi a nuove esperienze.

Dove vivi?

Vivo a Milano, dove mi sono trasferito circa sei anni fa ed è una città che musicalmente offre molto.
La proposta è molto variegata.

Che occasioni ti si sono presentate dal punto di vista musicale a Milano?

Allora...l'ultimo concerto che ho visto è stato quello di Tony Tammaro, era fra l'altro il primo live del cantautore napoletano a Milano.
Durante una canzone si è presentato sul palco con un bistecchiera elettrica per arrostire dei carciofi.
Questo perchè la canzone che stava per interpretare era proprio intitolata La carcioffola.

Andando oltre Tony Tammaro che artisti hai visto dal vivo?

Ho seguito con interesse il live di Liberato, sono andato anche a vedere i Massive Attack.

Sei napoletano e la musica che ascolti non tradisce le tue origini.

Assolutamente le radici sono importanti e Napoli resta una parte fondamentale della mia vita.

Cosa pensi del progetto Liberato?

Nonostante tutto quello che si sente in giro io credo che Liberato esiste ed è un fortissimo progetto anche di branding.

Sei un pubblicitario, da quello che dici sul rapper napoletano sembri avere le idee chiare.

Assolutamente, i produttori di Liberato hanno scelto Napoli come base del progetto proprio perchè è una città che attira sempre interesse. Nel bene e nel male.
Inoltre il dialetto napoletano è una lingua che ha una metrica perfetta e si sposa in maniera fantastica con la musica.

Quali sono i tuoi artisti preferiti?

Il mio cantante preferito è Phil Collins, ma anche Stevie Wonder perchè è stato un grandissimo con tante difficoltà fisiche oggettive.

Un altro nome?

Attualmente mi piace moltissimo Ed Sheeran.

Due o tre dischi cui sei molto affezionato?

Questa è una bella domanda, dovrei pensarci di più.
Facciamo così mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Non ti puoi purtroppo sottrarre, questa è una domanda fondamentale.

Se proprio devo scegliere dico What's the story (Morning glory)? degli Oasis, A funk odissey di Jamiroquai e Natural wonder proprio di Stevie Wonder.

Dopo tutti questi nomi internazionali, diamo uno sguardo a casa nostra.
Un artista italiano contemporaneo che ti ha stupito ultimamente?


Non ascolto molto musica italiana, penso che oggi sia di basso livello.
Dal passato mi piace molto Zucchero anche perchè lo ascoltava mio padre e sono cresciuto con la sua musica.

Un consiglio a chi leggerà questa intervista?

L'unico consiglio che posso dare è quello di essere sempre curiosi e di non porsi limiti sui generi.
La bella musica è solo quella che ci fa emozionare e nulla di più.

Grazie Alessandro!

Grazie a te, ciao a tutti!

Ascolto consigliato per la lettura:
Liberato - Tu t'e scurdat'e me

Per contattare Alessandro:
Profilo instagram (clicca qui)

Interviste precedenti:
Intervista#8 | Stefano: dagli Oasis a Tash Sultana
Intervista#7 | Gianluca: good vibes, l'Asia e il 1997
Intervista#6 | Lucia: prima gli Afterhours poi i Phoenix
Intervista#5 | Kyoko: dal Giappone con Arctic e McCartney
Intervista#4 | Roberto: fra tradizione e contemporaneità
Intervista#3 | Rosario: tutto è iniziato con Abbey Road
Intervista#2 | Raffaele: Spotify e la qualità del suono
Intervista#1 | Federico: in bilico fra Guccini e De Gregori

domenica, ottobre 7

#Radar | Le cose di ottobre

Kurt Vile - One trick ponies

Continua il lento avvicinamento a Bottle it in di Kurt Vile ed ecco arrivare il suo secondo singolo One trick ponies.
Terreno solito per l'ex The War on drugs con chitarre country-oriented, arrangiamenti polverosi e il sound che ha il sapore della post-modernità.
Kurt sembra ormai aver raggiunto una maturità artistica che gli permette di marchiare anche la scrittura più banale con personalità, così da far saltare fuori sempre tracce interessanti.
Continua il percorso delle idee vincenti di un cantautore candidato ad essere un'autentica personalità del prossimo decennio.



Low - Tempest 

La band di Duliuth è arrivato ad un momento delicato della propria carriera e proprio per questo ha provato la svolta decisiva con un disco coraggioso.
Dopo aver collaborato con Jeff Tweedy dei Wilco dietro le manopole della produzione ci hanno piazzato Bj Burton, produttore legato a doppio filo con Boniver e James Blake.
Sperimentazioni prepotenti e il sound originario della band smarrito sotto quintali di suoni digitali e melodie soft-core.
Potrebbero avere indovinato tutto, ma ci vorrà tempo per metabolizzarlo.



Calibro35 - Travelers, explorers

Sul canale Soundcloud della Record Kicks di Milano spunta il nuovo singolo dei Calibro35 che poi tanto nuovo non è..
Il pezzo in questione è l'ultima traccia dall'ultimo disco Decade arricchito però in questa versione speciale dalla voce delicata di Elisa Zoot.
Cliccate qui e sparatevelo in cuffia.

Adrianne Lenker - symbol

La frontwoman dei Big Thief, collettivo indiefolk di base a New York, esce con il suo secondo album.
Arpeggi di chitarra maliconici e arrangiamenti autunnali per la 25enne che mette insieme un disco con una tensione interessante.
Di vocine dolci chitarra e voce ormai pullula il mondo, ma lei sembra scavare in maniera profonda e corposa fra i meandri della sua anima.
Niente di sconvolgente, ma l'ispirazione (almeno quella) c'è.



Thom Yorke - Suspirium

Il nuovo film di Luca Guadagnino, un remake dell'horror anni 70 Suspiria, è l'occasione per il frontman dei Radiohead di rimettersi a lavoro in solitaria.
Un piano angoscioso è la base per i ricami vocali di Thom che ormai è a suo agio in queste atmosfere fra la disperazione postmoderna e la speranza luccicante di un futuro migliore.
Piano e voce per tutta la canzone, ma ovviamente è tutto racchiuso nella maestria di un gigante del rock contemporaneo.
Non sono un grande fan dei risvolti ossessivi ed egoriferiti del buon Thom, ma non posso non ammettere il suo immenso talento anche quando affronta sfide che sono ampiamente alla sua portata.
Tipo questa.



Per mia scelta ho escluso Tedua con la sua Vertigini che reputo una roba oscena, i Camillas con Discoteca rock perchè hanno partecipato a Italia's got talent e il nuovo Ep di Giorgieness che non mi piace come artista.
Fra le notizie più belle il ritorno degli Ustmamo e il minitour di Motta e dei Calibro35.
Bene anche i Mumford and sons che hanno annunciato un live a Milano e i The Cure a Firenze l'estate prossima.
Stay tuned.
Ciao belli.

sabato, settembre 22

Senti che mi sento

Por suerte dopo aver imparato a memoria A deeper understanding dei The War on drugs sono andato su Lost in the dream (che è uscito nel 2014) e ho scoperto che è anche meglio dell'ultimo.
Il disco è certamente legato a doppio filo all'ultimo uscito, ma mantiene un'identità più strong e sembra che Adam Granduciel fosse in quel momento meno pressato dal dove per forza fare il disco per svoltare.
Con questo non voglio certo sminuire A deeper understanding che rimane il lavoro fondamentale della carriera dei The War ma semplicemente voglio farvi capire che se avete apprezzato l'ultimo forse il suo predecessore vi piacerà anche di più.

Torniamo a Riccardo Sinigallia. 
Finalmente ho ascoltato tutto l'album e pare che il romano sia riuscito a mantenere gli standard della sua musica altissimi.
Dopo il grande Per tutti non era facile, e invece Riccardo ha composto un album che lascia trapelare tutto il suo talento e la sua "urgenza" di comunicare.
Canzoni di base cantautorale che si muovono fra pianoforte e atmosfere crepuscolari, tipiche ormai del romano.
Ho apprezzato oltre modo quando nel disco emergono episodi più aggressivi e leggermente più cattivi come Backliner, canzone coraggiosa e per questo merita un ascolto in più.
Da brividi l'apertura affidata alle sperimentazioni di So quelle che so.
Insomma discone per Riccardo Sinigallia, e concerto in vista (il terzo per me) per applaudire una delle voci più autorevoli del cantautorato italiano contemporaneo.

Rimanendo in Italia, ho ascoltato tutto l'album dei Thegiornalisti.
Le paure emerse con Completamente di perdere definitivamente la band romana e di vederla cimentarsi solo in canzoni pop della peggiore specie si sono materializzate.
I Thegiornalisti sanno ormai perfettamente come entrare nella testa delle persone, e questo è l'ultimo capriccio di Tommaso Paradiso, per non dire l'unico.
Hanno dimenticato la qualità e la voglia di metterci l'anima, ma l'unica prerogativa è diventato il passaggio su Radio DeeJay.
E ci riusciranno.
Per me però è robaccia e ho fatto fatica a finire il disco.

Andiamo oltre.
Mi aspettavo qualcosina di più dalla collaborazione di Justin Vernon e Aaron Dessner dei The National.
Il duo nato sotto il nome di Big Red Machine ha dato alla luce un album omonimo che ha fatto scattare un pò tutti (Pitchfork in testa e poi tutti gli altri).
Bene il disco sicuramente è meritevole di attenzioni, ma a parte la voglia di sperimentare e giochicchiare con i suoni campionati non ci ho trovato nulla di interessante.
Per dirla meglio nulla per cui valga la pena non ascoltare le rispettive band di origine.
Dallo scontro di questi due pezzi da novanta mi sarei aspettato roba dal peso specifico differente.
L'hanno voluto fare, ma ora tutti a casa e pedalare.

E ciao.

Ascolto consigliato per la lettura:
The War on Drugs - Under pressure

lunedì, settembre 17

#Radar | Le (altre) cose di settembre

Iniziamo dai We were promised jetpacks che mi hanno fatto sapere via Bandsintown che il loro disco The more I sleep the less I dream è ascoltabile su Spotify e che il loro tour americano è in partenza.
Rispetto ai risvolti più puramente psichedelici i WWPJ sembrano cercare la via del rock più canonico con convinzione.
Gli aspetti più sperimentali sono rimasti leggermente sullo sfondo per lasciare spazio a linee cantate più pulite e melodie più rassicuranti.
Per vale la pena di approfondire.



Riccardo Sinigallia si è detto felice dell'hype generato dal suo album appena uscito, e sono felice pure io di parlarne e riparlarne.
Il singolo ha aperto alla strada al disco (bellissimo) che è già disponibile su Spotify.
Iniziate dalla dolcezza abbozzata della meravigliosa Niente mi fa come mi fai tu, pop sperimentale che sembra influenzato dall'esperienza crepuscolare dei Deproducers (in cui Riccardo è protagonista assoluto).
Insomma come la giriamo e come la vediamo Sinigallia ha fatto un discone.



La fine dei Pete and the pirates ha segnato la nascita nel segno della discontinuità dei Teleman.
Indie pop con un grande ascendente elettronico e si inserisce nel solco di band come Of montreal, Django Django e soprattutto Clapyourhandsayeah.
Le idee sono presentate bene e la band pare essersi sbizzarrita nella maniera più giusta perchè il disco ha una fluidità e una coerenza tangibili.
I Teleman vogliono accelerare e con Family of aliens sono riusciti a regalarci il manifesto definitivo del loro attuale momento.



Torniamo a 22 anni fa per ripescare L'homme presse dei Noir Desir tratto dal fantasmagorico 666.667 Club.
Va bene Bertrand Cantat è un assassino ma proviamo a distinguere l'uomo Bertrand dal musicista Bertrand perchè il nativo di Pau è un talento assoluto.
Il rock militante dei Noir Desir è stato un esempio incredibile di fusione di generi fra impegno sociale e periferie in fiamme.
Cantat non disdegnava attacchi violenti all'establishment e critiche feroci alle crepe della società francese.
Questo brano stigmatizza le colpe del capitalismo moderno e sulla vacuità della vita degli anni novanta.



Billy Corgan cerca da anni disperatamente di tirare su la carriera dei suoi Smashing Pumpkins.
Quando veniva preso dallo sconforto fondava band a caso (gli Zwan?), invece ora pare crederci abbastanza tanto da annunciare un tour (che li porterà anche in Italia).
Questa canzone però ha il gusto del rock patinato anni novanta che gli ha regalato l'immortalità ma che ora si piazza direttamente sugli zebedei.
Partono piano e si resta in attesa di un esplosione o di un cambio che non arriva mai e così come iniziano così finiscono.



In arrivo il 21 settembre il nuovo album dei Villagers da Dublino capitanati dalla voce soft di Conor O'Brien.
Questo singolo uscito per il lancio del disco è un contenitore neofolk perfetto per la band: chitarrine dolcissime, voce sognante e la malinconia folk è servita.
Interessanti nella seconda parte quando leggeri inserti elettronici sporcano il paradiso sonoro degli irlandesi.
Bene, ma attendo l'Lp per sbilanciarmi.

martedì, settembre 4

#Radar | Le cose di settembre

Riccardo Sinigallia - Ciao cuore (da Ciao cuore, 2018)

Il leggendario perfezionismo del cantautore romano ha rischiato anche stavolta di far slittare la pubblicazione del nuovo, attesissimo, album.
Finalmente Riccardo ha deciso di uscire allo scoperto con il singolo di lancio omonimo dell'album che uscirà il 14 settembre.
Compromessi zero e tanta voglia di mostrare, una volta in più, un talento lucente e cristallino.
Una canzone libera e per questo, bellissima.
Nell'epoca dei video di Rovazzi con le Girelle e la Panda in bella vista queste sono scelte controcorrente ormai.
Sosteniamo la vera arte di Riccardo Sinigallia, per piacere.



Kurt Vile - Loading zones

Il nativo di Filadelfia ha rilasciato in questi giorni questa canzone che pare non essere inclusa in nessun LP.
Un singolo quindi per Kurt in vista del tour europeo in partenza a ottobre.
Le idee presentate sono quelle vincenti del fortunato B'lieve i'm going down.
Cascata di chitarre acustiche, ricami elettrici e le sue linee vocali ormai riconoscibilissime.
Rock americano di marca contemporanea con una grande aggiunta di folk.
Kurt tiene botta ma tra un pò la benzina finirà e sarà tempo di mettersi a lavoro per regalarci un altro grande disco.



Tiromancino - Noi casomai (da Fino a qui, 2018)

Abbiamo lanciato il buon Sinigallia non potevo esimermi dall'uscita dei Tiromancino.
Federico Zampaglione e i suoi sono attesi il 28 settembre con Fino a qui anticipato appunto da Noi casomai.
Una canzone d'amore, probabilmente dedicata alla figlia da Federico, che tocca corde emozionali importanti ma che sovente scivola su frasi e passaggi un pò banali (considerando che stiamo parlando dei Tiromancino).
Piacerà tantissimo alle radio, forse meno ai fan della prima ora.



We were promised jetpacks - Repeating patterns (da The more I sleep the less I learn, 2018)

La band scozzese è in uscita con il nuovo album il 14 settembre, nel frattempo hanno sganciato la prima mina vagante.
Il post punk di band come Foals, Breton e Shellac viene in questa canzone sferzato dalle virate stoner e da passaggi più tipicamente rock.
Rispetto a Unravelling di quattro ani fa paiono diminuiti i suoni sullo sfondo e le parti digitali per favorire un approccio più vivo (quasi da live session).
Sono una band enorme che ha bisogno solo di essere scoperta. Vi stanno aspettando.



Cloud nothings - Echo of the world (da Last building burning, 2018)

Cari amici qua si fermano gli orologi perchè la band di Dylan Baldi è ormai una certezza del rock contemporaneo lanciata a tutto spiano verso i piani alti.
Il quartetto di Cleveland è in uscita ad ottobre con un nuovo album (dopo il meraviglioso Life without sound del 2017) e con questa canzone spazza via le incertezze per le due uscite così vicine.
Rock convinto e ispirato di marca statunitense con incursioni noise che mostrano la band ormai in pieno controllo dei propri mezzi.
Nelle parti strumentali mi ricordano i Death cab for cutie ma con le chitarre che strizzano l'occhio a robe tipo Japandroids, No age e Surfer blood.
Da questa canzone ormai paiono proiettati verso un album fantastico, quindi l'attesa è alta per gli americani.



DeVotchka - Empty vessels (da This night falls forever, 2018)

Il quartetto di Denver torna sulle scene dopo ben sette anni, e lo fa ribaltando il quadro.
Il gipsy punk scanzonato e con un grande ascendente world ha lasciato spazio alle velleità autoriali di Nick Urata.
Pop rock anemico che tenta di cogliere il lato romantico della società digitale urbanizzata e smarrita fra gli scaffali dei supermarket (o fra le stories di instagram)
Bene, ma insomma la fisarmonica di The winner is faceva piangere dopo tre secondi.
Parliamoci chiaro.



Interpol - If you really love nothing (da Maradeur, 2018)

Gli Interpol sono una delle band più forti degli ultimi vent'anni e in quanto tale viene subissata di critiche ad ogni uscita.
Mettiamoci pure che Paul Banks pubblica dei dischi da solo che sono delle gemme e il paragone con la band è ovvio.
La verità è che ho messo su Maradeur e mi avevano già conquistato con questa opening track che è una bella cavalcata indie con i tipici intrecci di chitarre killer che hanno innalzato il sound degli Interpol sul trono del rock.
Certamente Antics rimane il loro LP più felice ma dopo 14 anni stiamo ancora qua a ragionare sugli Interpol.
Bene o male sono dei giganti, e come tale vanno rispettati.