lunedì, luglio 15

#Radar | Le cose di luglio

Bloc Party - Banquet (Live)

Nel 2005 usciva l'album debutto dei Bloc Party che proiettava la band guidata da Kele Okereke nel gotha della nuova ondata indie rock.
Una carriera in chiaroscuro ha portato la band 15 anni dopo a pubblicare una versione live dell'album più famoso e a montare un tour dedicato interamente a Silent Alarm.
Questa canzone è il giusto antipasto per assaggiare un album leggendario.



Liam Gallagher - The River

Il primo ad aggredire il mercato in solitaria è stato suo fratello Noel Gallagher che pareva inizialmente tenere ben saldo fra le mani il fuoco sacro degli Oasis.
Dopo una breve parentesi con i Beady Eye invece Liam si è lanciato in una carriera solista che lo sta rilanciando alla grandissima.
Questa canzone mostra le grandi qualità di un frontman che guarda al rock britannico più classico e aggressivo con il giusto piglio.
Il tour annunciato in Gran Bretagna è andato tutto esaurito in poche ore.
Al momento fra i due fratelli salgono vertiginosamente le quotazioni di Liam.



Ultimo - Poesia per Roma

Uno dei clichet più banali del musicista esule, Ultimo sul solco dell'intramontabile Califano confeziona una ballata romantica per la sua città natale.
Due minuti deliranti che hanno il sapore della celebrazione superficiale e svogliata.
Io me la sarei risparmiata.



Julien Baker - The modern Leper

Il tributo alla band scozzese che l'anno scorso ha vissuto la dolorosa scomparsa del frontman Scott Hutchinson.
L'album The Midnight organ fight infatti è stato reintrepretato interamente da una serie di artisti che hanno coverizzato la tracklist.
Fra le tracce nascoste in questa gemma Julien Baker è sicuramente artefice di un'interpretazione meravigliosa che regala alla canzone un respiro diverso.
Un tributo bellissimo.



Snow Patrol - Time won't go slowly

Venticinque anni di carriera per Gary Lightbody e i suoi che hanno annunciato una serie di pubblicazioni per celebrare l'avvenimento.
Il pop rock energico degli inizi è andato via via contaminandosi divenendo sempre di più smielato e privo di mordente.
Ormai Gary si diletta nella scrittura di ballatine soft romantiche che lasciano quasi sempre l'amaro in bocca.
Questa canzone non aggiunge e non toglie niente.
Trascurabile.

giovedì, luglio 11

Il nuovo album dei Boniver

Dopo la pubblicazione a sorpresa di Hey, ma il collettivo guidato da Justin Vernon esce allo scoperto annunciando l'uscita del nuovo album i,i programmata per il 30 agosto di quest'anno.

La notizia era nell'aria da tempo visto che la band aveva schedulato una serie di date in Nord America in partenza il 30 agosto 2019 da Missoula, con la fine della prima leg del tour programmata per il 19 ottobre 2019 a Raleigh.
Dopo questi live è lecito aspettarsi l'approdo in Europa con l'annuncio di nuove date nel Vecchio continente.

Contestualmente all'annuncio dell'uscita del nuovo lavoro sono state rilasciate altre due tracce: Faith e Jelmore accompagnate da due video con testo a vista.
Nel comunicato ufficiale è stato anche annunciato che nella formazione live entrerà in pianta stabile Jenn Wasner, voce soave dei Wye Oak e membro dei Flock of dimes che andrà a completare l'organico composto da Sean Carey, Matthew McCaughan, Michael Lewis e Andrew Fitzpatrick.

Il quarto album in studio viene presentato come il capitolo finale di una quadrilogia iniziata con For Emma forever ago, l'inverno fatato di Justin Vernon e continuata con la frenetica primavera di Bon Iver, Bon iver e infine con l'estate frizzante di 22,a million.
Ora il capitolo finale con l'autunno rappresentato proprio dalle sonorità e dalle ispirazioni colte nelle canzoni di i,i.

Ascolta qui sotto le canzoni appena pubblicate.



mercoledì, giugno 12

#Radar | Le cose di Giugno

Cate Le Bon - Home to you

La cantautrice gallese al suo quinto album indovina tutte le mosse per il definitivo salto di qualità.
L'isolamento forzato in un cottage nel nord dell'Inghilterra ha amplificato il lato introspettivo della sua musica, sublimato però da arrangiamenti curati e definiti nei minimi dettagli.
Il suo rock dal gusto barocco viene premiato per il tasso di creatività e per i tanti momenti in cui mostra la sua voglia di osare e di cercare strade sempre nuove.
Gli arrangiamenti pieni di sax, tastiere, e strumenti homemade sono la vera sorpresa.
Serissima candidata ad un breaktrough vicinissimo.
Nome pronto ad esplodere.



Big Thief - Cattails

Il quartetto di Brooklyn al terzo album mette in ordine le idee e si candida ad essere una delle novità più interessanti del folk rock.
Atmosfere acustiche che fanno da sfondo alla voce magica (perchè solo così può essere definita) di Adrianne Lenker.
U.f.o.f. è senza dubbio il disco migliore della band Newyorkese.
Non sarà difficile perdervi fra i giri di chitarra acustica infiniti, fra il piano che emerge soffice dietro gli arrangiamenti e fra le parole delicate di Adrianne.
Band che tocca livelli importanti.



Black Midi - Crown's perch

Quattro giovanissimi londinesi e un album di debutto annunciato in uscita il 21 giugno dal titolo ermetico Schlagenheim.
Georgie Creep e i suoi si muovono con disinvoltura fra il math rock di scuola Foals e atmosfere più cupe che sconfinano nel post punk e in momenti di sperimentazione velata.
Bisogna aspettare l'album per capire se avranno idee per tenere la lunga distanza e sostenere un tour che li porti a costruire un nome in ambito internazionale.
Per il momento un paio di canzoni sono state sufficienti per ritenere il loro debutto degno di essere ascoltato.



Calcutta - Sorriso (Milano dateo)

Il buon Calcutta ha ormai raggiunto la forma canzone perfetta per entrare ovunque.
L'ennesima popsong con ritornello che si appiccica addosso, ma a questo punto sarebbe lecito chiedere di più alla punta di diamante dell'indie italiano.
Forse non ha più senso parlare di indie perchè l'unico interesse del latinense è quello di aumentare il suo grado di popolarità.
Rimaniamo ad ascoltare Mainstream che rimane a tutt'oggi la sua prova migliore.



Interpol - Thrones

Dopo le incertezze mostrate con El Pintor (2014) e le parziali conferme arrivate con Maradeur (2018) i newyorkesi ritornano con un EP che riporta il sound alle origini.
Paul Banks e i suoi con cinque canzoni mostrano gli artigli ai fan che chiedevano a gran voce un ritorno ai suoni degli album più amati, e così gli Interpol arrivano sul mercato con un prodotto che ha il sapore delle conferme.
Questa canzone a chiusura dell'Ep è una traccia che poche band possono ancora oggi permettersi, in quanto con gli Interpol c'è poco da scherzare.
Quando affilano le chitarre diventano ancora una band pazzesca.



Rammstein - Deutschland

Till Lindemann a 56 anni mostra ancora di avere la stessa voglia di spaccare i palchi di mezza Europa.
La forza impattante del sound potente della band di Berlino non si sposta di una virgola, i Rammstein continuano infatti a lanciare bombe industrial con muri di chitarre elettriche come se fosse ancora il 1994.
Non ha senso chiedere altro ai Rammstein.
Loro sono questi, e continueranno a fare quello che sanno fare.
Chiamate i pompieri.



Boniver - Hey, ma

Ritorno a sorpresa di Justin Vernon che rilascia due canzoni che a questo punto paiono anticipare un album in vista dell'autunno (e di un tour già annunciato).
Rimangono le radici folk del precedente album, che anche in questo caso vengono impreziosite da inserti elettronici e derive vagamente ambient.
La voce rimane il grande plus, per una delle grandi firme del cantautorato americano post 2010.
Al momento è un colosso, ed è in programma di rimanere al vertice anche dopo un album che si annuncia ricco di succose tracce sognanti.



Nakhane - Interloper

Attore in The Wound, scrittore e ora anche cantante.
Il sudafricano Nakhane mostra il suo talento multitasking con la pubblicazione di You will not die, lavoro di base pop che mescola sapientemente elementi di elettronica e world music.
Sulla scia di popstars globali come Stromae Billie Eilish una prova interessante per gli amanti del genere.
Probabilmente mancano idee che riescono a far decollare l'album che rimane un pò imbrigliato fra suoni a volte superflui e un'interpretazione che a tratti non affascina.
Potrebbe piacere a molti, ma meglio stare sui nomi grossi.

mercoledì, maggio 22

Live Report | Foals@Fabrique, Milano16.05.2019

Data unica quella di maggio 2019 per i Foals capitanati dal demonio in miniatura aka Yannis Philippakis.
Quattro anni dopo l'apprezzato What went down il collettivo inglese è tornato sul mercato con un progetto dai contorni quanto meno ambiziosi: un doppio album di cui a marzo è uscita solo la prima parte intitolata appunto Everything not saved will be lost part 1.

Dopo gli anni trascorsi lontano dalle scene e il periodo di registrazione è arrivato quindi il periodo in cui la band è andata alla ricerca di conferme annunciando un tour che li sta portando in giro per i club europei prima di lanciarsi ai principali festival (fra cui Rock en Seine e Inmusic di Zagabria).
Al momento la leg del tour annunciato si concluderà il 30 agosto ma non escludo che la band resti in giro fino al 2020 dato che la pubblicazione della seconda parte dell'album è annunciata per l'autunno.

Il live al Fabrique quindi si annunciava come il ritorno in grande stile della band inglese.
L'apertura affidata agli Yak da Wolverhampton aveva lasciato la giusta atmosfera per l'approdo dei protagonisti della serata.
Un discreto garage con punte di ritmo interessanti.

I Foals sul palco sono partiti subito a 2000 con il singolo fresco di uscita On the luna che aveva il groove necessario per aprire la strada alla prima hit del live, Mountains at my gates.
Al terzo giro arriva ancora un estratto da What went down, il rock psichedelico di Snake oil.
Olympic airwaves ha sollevato invece la ola del pubblico milanese.
La canzone, uno dei singoli del capolavoro d'esordio Antidotes, ha riportato infatti alla mente i fasti math rock degli inizi.
Dopo ancora un altra bomba come My number, uno dei più grandi successi del quartetto di Oxford.

Sul palco minimale ma molto scenografico con piante e immagini fiorate un solo protagonista: Yannis Philippakis.
Il frontman di origini greche è infatti una rockstar rodata che on stage mostra tutto il suo carisma e la sua verve istrionica.
Yannis canta infatti tutte le canzoni, suona la chitarra e in più si dimena come un diavolo e coinvolge il pubblico interagendo in tutte le canzoni.
Jimmy Smith, l'altro chitarrista, lo aiuta poco in prima linea e pare che i Foals siano infatti al 90% una creatura del leader anglogreco.
Dopo alcune canzoni del nuovo album (Syrups e Sunday) e altri riempitivi (Providence) arriva l'unico estratto da Total Life Forever: Black Gold.
Il secondo album della band ignorato in pratica nella setlist live in maniera alquanto misteriosa.
Arriverà verso il finale infatti la sola Spanish Sahara a rappresentare un disco che ha dato tantissimo ai Foals.

Verso la chiusura del concerto la band ha finalmente messo da parte le velleità autoriale e intenti pubblicitari a supprorto del nuovo album.
Infatti con l'avvicinarsi della fine del concerto hanno scaricato sul pubblico un quantitativo di energia enorme racchiuso in 3 canzoni: Inhaler, What went down e Two steps twice durante le quali si è scatenato il delirio più totale con Philippakis che è addirittura sceso fra il pubblico a suonare girando come un pazzo fra il pubblico con la chitarra.

Il live ha mostrato che i Foals sono una realtà internazionale rodata e che quando alzano il groove delle canzoni diventano una macchina da guerra.
Nella setlist avrei preferito vedere la presenza di più brani dei primi due, incredibili, dischi invece di pescare canzoni che fondamentalmente non hanno aggiunto un granchè al live (Exits, White onions).
In luogo di queste tracce avremmo potuto ascoltare Miami, Total life forever, Hummer. Cassius, Ballons.

Rimangono le sensazioni di alcuni momenti in cui si sono trasformati in una war machine.
Band che dal vivo rimane una certezza.
Da vedere.

Ascolto consigliato per la lettura:
Foals - In degrees

martedì, maggio 21

#Radar | Le cose di fine Maggio

The Hives - I'm Alive

Sette anni di distanza dall'ultimo album (Lex Hives del 2012) per arrivare finalmente con nuovo materiale fra le mani.
Gli svedesi The Hives tornano con una traccia esplosiva, un garage rock aggressivo e che riporta alla mente i migliori episodi della band.
Nessun titolo, nessuna data e nessuna novità in fatto di album ma questa traccia fa ben sperare.
Novità a brevissimo a questo punto.
Quanto mi sono mancati!



The National - Rylan 

Completato finalmente l'avvicinamento al disco I am easy to find che ha portato di nuovo sotto i riflettori la band guidata dalla voce soffice di Matt Berninger con un nuovo, meraviglioso, singolo: Rylan.
Art rock delicato e dall'alto tasso creativo che mostra sovente squarci di scrittura veramente interessante e ispirata.
Ormai sono un peso massimo del rock mondiale, e l'album che hanno fra le mani è una dimostrazione lampante dello stato di grazia.



Fosco17 - Diego Armando Maradona

Ingegnere bolognese con una discreta esprerienza in alcune band locali che ha deciso di uscire allo scoperto.
Qualche canzone pubblicata tra l'anno scorso e questi mesi ci hanno consegnato un talentino indiepop a suo agio con suoni elettronici e testi disincantati.
Piacevole novità, attendiamo un LP per approfondire.



Vincenzo Fasano - Dove non ci troveremo

Quattro anni fa usciva il gioiellino Fantastico che ha portato il cantautore mantovano ad un discreto successo di critica.
Ora torna con una traccia di base pop che canta le ingiustizie del mondo, in attesa del disco Acquapunk annunciato per l'inizio di giugno.
Lo spostamento verso sonorità più radiofoniche e mainstream ha minato le basi del cantautorato indipendente degli inizi.
Lo preferivo prima ma forse il disco mi smentirà.

lunedì, maggio 13

#Radar | Le cose di maggio

Liberato - Tu me faje asci pazz

Fra le tracce inedite del nuovo disco di Liberato questa forse è la migliore.
Funziona la commistione fra l'hip hop con basi elettroniche e il napoletano, bene anche il mood danzereccio sull'inciso.
Se vi piaceva prima, vi piacerà anche ora perchè non è cambiato niente.



Fast Animals Slow Kids - Canzoni tristi

Quinto album in studio per i perugini che ormai hanno raggiunto una maturità di scrittura che si percepisce chiaramente dalle nuove canzoni.
La furia elettrica degli inizi viene gradualmente attenuata da un approccio più sereno che ha permesso alla band di mettere fuoco finalmente il suo sound.
Equilibri perfetti e accelerazioni emozionali per una canzone che mette tutti dietro al momento, con la voce di Aimone che arriva dritta al cuore.
Al momento sono sulla vetta.



Mishima - Tot torna a comencar

La band guidata da David Caraben torna per il ventennale di carriera con un disco dal vivo che contiene anche questa versione di Tot torna a comencar.
Lingua catalana e tastiere che ammiccano pesantemente a band come The Jesus and Mary chain e a tutto l'indie pop 80s.
Bellissimo ed emozionante il crescendo verso il finale.
Bentornati Mishima!



Tre allegri ragazzi morti e Pierpaolo Capovilla - Lavorare per il male 

La presa di posizione di un personaggio mai banale come Capovilla accompagnato dalle chitarre dei Tre Allegri Ragazzi morti.
Pubblicata il 1 maggio 2019 la traccia è la presentazione formale di un'azienda che produce armi e che quindi trasforma la normale esperienza di avere un lavoro in un incubo di base capitalistica.
Critica feroce alla società "della produzione a tutti i costi".



Yes we mystic - Panthalassa

Ancora un singolo estratto dal bellissimo Ten seated figure per la band canadese che sta ottenendo un discreto successo di critica.
L'art pop con soventi virate emo mi ha convinto per l'apporto dal punto di vista sonoro e anche della sottile voglia di sperimentare.
Adam Fuhr ha una voce potentissima che ricorda quella di Tom Smith degli Editors mentre il sound della band è trasverale e come approccio si attestano sulle frequenze di gente come gli Arcade Fire: nessun limite dal punto di vista della strumentazione e un territorio poco delimitato che permette alla band di spaziare e di "giocare" con tantissimi suoni.
Per me sono un nome da tenere d'occhio assolutamente.



The Zen Circus - Canta che ti passa

Io ho finito le parole per descrivere la grandezza di Andrea Appino e dei suoi Zen Circus.
Questa canzone è un viaggio introspettivo che parte dai pensieri di Andrea e attraversa la provincia italiana e le problematiche di una società così standardizzata e conformista.
Gli Zen Circus fulminano tutti e vanno sempre avanti per la loro strada.
Con o senza di noi.



sabato, maggio 11

Il disco di Liberato

Due anni dal primo singolo

Esattamente a 24 mesi di distanza dall'uscita della famigerata Nove maggio è arrivato l'attesissimo album del rapper senza volto Liberato.
Accanto al super hype generato in verità più dalla misteriosa identità che dai reali contenuti il napoletano arriva con un prodotto fra le mani che tutto sommato è veramente risicato.
Era lecito aspettarsi molto di più.
In due anni ha seminato 5 singoli che hanno portato all'uscita di questo disco che accanto alle tracce già uscite presenta altre sei canzoni per un totale di 11.
Pochissime novità e rischi zero per il progetto partenopeo.

Traccia per traccia 

Il disco parte quindi con Nove Maggio che è una canzone magnifica ma dopo due anni diciamo che si fa presto a skippare.
Al secondo giro ancora una traccia già hyppata come Intostreet, seguita da un altro singolo che ha spaccato Spotify come Je te voglio bene assaje.
Alla quarta traccia finalmente la novità: Oi Marì.
Funziona alla perfezione il sound hip hop che ricorda le periferie USA sublimato dall'immaginario rarefatto disegnato dalle strofe in napoletano che strizzano l'occhio ai neomelodici ma che di fatto dipingono una terza Napoli.
Non quella dei rioni popolari, e neanche quella dei quartieri più ricchi ma una terza Napoli, vivida e reale.
Testi che si mantengono in una dimensione astratta fra amori abbozzati, occhi lucidi e voglia di sognare.
Dopo Oi Marì la rivisitazione di Gaiola che solo piano e voce è la versione riarrangiata di Gaiola portafortuna.
Nella canzone c'è un frammento di puro orgoglio partenopeo con Liberato che durante la strofa intona un coro dei tifosi della Curva napoletana ("Un giorno all'improvviso, mi innamorai di te...").
Forza Napoli Liberà.
Napoli, Napoli e ancora Napoli che è il centro nevralgico di questo progetto che dopo due anni avrebbe dovuto, a mio parere, tentare un azzardo o un cambio di passo.
Cambio che non c'è stato.
Allora arrivano ancora le suggestioni elettroniche di Tu me faje ascì pazz e il ritmo tribale di Guagliò che però non spostano di un millimetro le velleità di Liberato.
Il disco ha semplicemente continuato a sottolineare i concetti espressi dal rapper nelle prime canzoni: hip hop con i suoni giusti, uso del napoletano sapiente e cool con una base di testi che dipingono scenari sognanti.
Perfetto.
Da napoletano il progetto mi prende e mi affascina, anche se dopo due anni di canzoncine mi sarei aspettato un cambio, un coup de theatre.
Qualcosa che avrebbe acceso una luce vera su Liberato.
Invece i creatori del progetto hanno preferito continuare sulla falsariga dei successi di questi anni, continuando a sfruttare il mistero generato dall'anonimato e spingendo sugli aspetti romantici del personaggio.
Se non fosse fatto apposta sarebbe fantastico.

I dubbi e le certezze

I dubbi permangono sul progetto Liberato per quanto riguarda le voci riguardanti un'azienda che avrebbe investito nella sponsorizzazione dell'intera produzione.
Ovviamente è fuori dubbio che Francesco Lettieri con i suoi video abbia contribuito a disegnare autentiche opere d'arte che hanno finito per sublimare la musica di Liberato.
Non a caso con l'uscita del disco sono stati pubblicati ben 5 video come parte di un unico progetto denominato Capri Rendez vous che partendo dagli anni sessanta arriva fino ai giorni nostri.
I cinque video connessi tra loro sono ovviamente a corredo delle canzoni inedite uscite contestualmente al disco.
Senza i video Liberato perde gran parte della sua magia.
Un altro capitolo merita la dimensione live, nella quale Liberato nelle poche uscite ha mostrato molte lacune e ben poche certezze.
Live offuscati da fumi e molte incertezze ancora sui suoni e sulla strutturazione del progetto nella dimensione dal vivo.
Permangono molti dubbi quindi sul progetto che, se non altro, rappresenta comunque una nota di colore nel panorama ormai anemico della musica in dialetto proprio dal punto di vista nazionale.

Ascolto consigliato per la lettura:
Liberato - Niente


sabato, maggio 4

Focus | Il Concertone del Primomaggio

Una vigilia agitata

I giorni precedenti il concertone sono stati segnati dalla polemica riguardante il numero di donne presenti in cartellone, la cosa ha dato parecchio fastidio agli organizzatori in un momento in cui le rivendicazioni delle donne sono (giustamente) al centro del dibattito pubblico.
Ambra Angiolini ha tentato goffamente di sviare la polemica con i giornalisti e negli incontri con la stampa prima del concerto.
Purtroppo lei ha iniziato a lavorare con Boncompagni quando ancora era minorenne e attualmente è fidanzata con l'allenatore delle Juventus Max Allegri che percepisce quanto meno uno stipendio milionario.
In sostanza Ambra non aveva le credenziali per difendere la categoria, ma anzi neanche per stare su quel palco.
La comunicazione del Concertone inoltre è stata gestita in maniera dilettantesca con annunci alla spicciolata e i profili social che non avevano nessuna linea editoriale, fino all'ultimo si faticava a capire chi avrebbe suonato a Piazza San Giovanni.

Musica protagonista

Daniele Silvestri non mi è simpatico ma a Rai1 qualche giorno prima del concerto aveva dichiarato che ormai la "questione lavoro" a Piazza San Giovanni è marginale perchè la musica ha (finalmente) preso il sopravvento.
Parole che condivido, infatti il Concertone è diventato un appuntamento musicale vero e proprio interrotto sovente da interventi riguardanti il lavoro (di cui non frega niente a nessuno), uguaglianza e meritocrazia.
In circa nove ore di diretta l'unico intervento degno di questo nome è stato quello di Ilaria Cucchi,  che ha veramente offerto uno spunto di riflessione fondamentale.
Momenti emozionanti quando la piazza a cominciare a urlare il nome del fratello, Stefano.
In mezzo tanta fuffa mediatica e tante chiacchiere inutili con improbabli esponenti chiamati ad arringare una folla poco interessata.
Come sempre, rimane la musica a salvarci.

Quelli buoni

Il palco del Primomaggio 2019 ha visto alternarsi ben 35 artisti che a volte sono stati costretti a salire e scendere dal palco in meno di dieci minuti.
Fra quelli che hanno meglio figurato sicuramente Motta che con un set di 4 canzoni ha dimostrato, ancora una volta, di essere capace di tenere un palco di quelle dimensioni.
Benissimo anche per il passaggio da atmosfere più elettriche a pezzi che avevano basi più acustiche come Dov'è l'Italia e La nostra ultima canzone.
Bene anche gli Ex Otago ma con solo due canzoni era difficile riuscire a entrare in sintonia con l'atmosfera.
I Subsonica hanno avuto un set più lungo e hanno mostrato i denti di fronte ad un pubblico che era nelle loro corde.
Avrei evitato, se fossi stato Samuel, di addentrarmi in argomenti come la protesta e la resistenza civile.
Cose che poco si addicono al personaggio.
Sorpresa del pomeriggio i Pinguini Tattici Nucleari che con Irene hanno rialzato l'umore del pubblico romano e compattato la folla in un coro unico.
Grandissima energia anche dagli umbri Fast animals slow kids, forti di un singolo che sta scalando gli indici di gradimento anche dei più schizzinosi (Non potrei mai).
Da autentici outsiders Bianco e Colapesce si sono trasformati nella conferma della giornata, la loro Ti attraverso (canzone del secondo) è stata da brividi.
Bravissimi.

Quelli che insomma

Noel Gallagher è passato sul palco come il tram a Cordusio. Il tempo di vederlo che già è andato via.
Poca roba.
Il set de La municipal è stato a tratti emozionante ma il problema è che fanno fatica ad alzare l'asticella e rimangono sempre imbrigliati in quel sound piatto e in quelle voci così delicate che alla fine danno ai nervi.
Hanno delle canzoni carine, ma hanno bisogno di lavorare.
Coma cose ok figa la tipa e carine la canzoni. Quindi poi?
Dutch Nazari presentato come la rivelazione del rap ha sfoggiato un'esibizione tutt'altro che entusiasmante.
Anastasio incazzato nero arriva con le fiamme e poi puntualmente ti lascia una sensazione straniante, d'altronde viene da X Factor.
I Canova continuano imperterriti a girare l'Italia e stanno cominciando a costruirsi un nome, ma le loro canzoni non mi convincono.

Quelli che "era meglio di no"

Prima di tutto i Negrita la cui esibizione su quel palco pare ormai velletaria e fuori tempo massimo.
Cosa abbiano da dire non è dato saperlo.
Tutti i pseudo rapper che si atteggiano a popstar che si sono presentati con le basi a canticchiare qualche brano: Ghemon, Carl Brave, Rancore, Achille Lauro. Tutti bocciati. Tutti uguali.
Male anche Gazzelle che comincia a essere indigesto con le sue canzoncine popready tutte fatte con lo stampino.
Esibizioni vuote.
Omar Pedrini non lo sopporto da un decennio quindi le bizze da star che ha manifestato per il live televisivo interrotto hanno fatto calare le sue quotazioni a sotto zero.
Non pervenuti The Zen Circus autori di una prova a stento sufficiente e Manuel Agnelli protagonista di un set acustico che ditemi voi che cazzo c'entrava davanti a un milione di persone.

Vi saluto.
Ciao cari.

Ascolto consigliato per la lettura:
Colapesce - Ti attraverso

domenica, aprile 28

I dieci album fondamentali del britpop

Introduzione

Una delle correnti più importanti degli ultimi 30 anni e che ha dato vita ad un vortice di band che per quantità e qualità è stato forse un evento mai eguagliato.
La new-wave, il punk, il grunge; nessun movimento ha raggiunto i numeri del Britpop.
La sfera di influenza inoltre è stata oggetto di valutazioni che mai hanno analizzato a fondo l'enorme contributo del movimento a tutto quello che è venuto dopo.
Persino alcuni dei nomi più in vista del rock statunitense (The Killers, The Strokes) hanno dichiarato apertamente di aver iniziato le loro carriere grazie a band come Oasis, Blur e Stone Roses.
Negli ultimi mesi mi sono accorto di non aver dato il giusto spazio all'enorme apporto del Britpop al rock degli ultimi 3 decenni e quindi ho creato una playlist su spotify (la trovate anche sotto) che contiene i nomi di punta più qualche chicca nascosta fra i meandri del Britpop.
Sotto invece trovate la lista definitiva dei dieci album fondamentali per avvicinarsi al genere, più alcuni esclusi eccellenti.

1. Oasis - (What's the Story) morning glory? | 1995

Il secondo album dei fratelli Gallagher che ha letteralmente catapultato gli Oasis nella storia del rock.
Ventidue milioni di copie vendute in tutto il mondo e 3 anni stabilmente nella classifica inglese per quello che resterà sempre il manifesto Britpop per eccellenza.
I dettami di genere sono qui declinati in maniera quasi scientifica: piano beatlesiani, archi barocchi, chitarre che graffiano e la capacità di scrivere delle canzoni iconiche.
Don't look back in anger, Wonderwall, Champagne Supernova sono i tre singoli che disegnano la traiettoria definitiva: rock con derive acustiche e sterzate elettriche, in mezzo ritornelli pop assassini.
Gli Oasis sul tetto del mondo e tanti saluti a tutti.

2. Blur - The Great Escape | 1995

Durante la Battle of Britpop con gli Oasis i Blur risposero al fuoco con questo album che è stato l'unico lavoro di ottenere un 12/10 su Melody maker.
La copertina mostra delle persone felici che si tuffano, poi basta aprire la confezione per ritrovarsi uno squalo che li attende.
Questa è la grande malinconia che avvolge il disco, che sotto l'euforia di brani come Stereotypes e la mitica Country house, nasconde in realtà la grande schizofrenia della società di fine millennio.
Un disco che rappresenta al meglio la paranoia e la creatività di un secolo che andava incontro all'era digitale.

3. The Verve - Urban hymns | 1997

Il terzo album in studio della band di Wigan che riuscì finalmente a mettere d'accordo critica e pubblico.
Innanzitutto per la enorme carica e genialità di brani come Lucky man, Bittersweet simphony, The drugs don't work e Sonnet.
Un album di una bellezza innegabile, con suoni meravigliosi e con la penna ispiratissima di uno dei songwriter più talentuosi della sua generazione: Richard Ashcroft.
Permangono elementi psichedelici che vengono sapientemente nascosti fra i vortici di archi, chitarre fluttuanti e i testi ammantati di rabbia e disperazione.
Disco assolutamente imprescindibile.

4. The Stone Roses - The Stone Roses | 1989

Anche se non è tipicamente Britpop per motivi innanzitutto cronologici è con questo disco che è iniziato tutto (e anche di più).
Jangle pop di fattura importante con influenze pesanti dalla club culture e dal rave.
Chitarre che si inseguono su groove martellanti e l'arroganza fluida di un frontman di razza come Ian Brown.
Permangono fra l'altro elementi che riconducono alla new wave (la produzione scarna) e al post punk.
Senza saperlo gli Stone Roses hanno dato il via al movimento con un disco esagerato disegnando la struttura di base su cui poi costruiranno le loro carriere band come Oasis, Charlatans, Primal Scream, James ecc.
Tutti ai piedi degli Stone Roses.

5. Stereophonics - Perfomance and cocktails | 1999

Sottovalutati dall'intero movimento gli Stereophonics sono riusciti a ritagliarsi un posto al sole nella seconda parte della loro carriera, ma i primi lavori sono incredibili.
Questo disco contiene gli incipit di band venute qualche annetto prima ma connette in maniera splendida il Britpop al rock americano più aggressivo e ruvido.
La voce graffiata di Kelly Jones completa un sound potente e rampante fatto di chitarre contundenti e una scrittura molto trasversale.
Una band che per prima ha dettato il passo dell'innovazione, probabilmente anche inconsapevolmente, e che ci ha lasciato un disco fantastico.
Inoltre ci sono canzoni tiratissime e meravigliose come The bartender and the thief, Roll up and shine ed episodi più introspettivi (Just looking, che io reputo una delle più grandi canzoni degli anni novanta).

6. Kula Shaker - K | 1996

Troppo snob per avere successo in patria i Kula Shaker sono stati protagonisti di un boom di vendite in Giappone, solo dopo è arrivato il meritato successo anche in Europa.
Il lato esoterico e più psichedelico del Britpop ha trovato la sua espressione definitiva in questo disco dal rock vigoroso con uno sguardo all'India e alle suggestioni beatlesiane del White album.
Contiene canzoni molto british che profumano di Doors e Grateful dead.
La zazzera bionda di Crispian Mills e i suoni sinistri dell'inizio di Govinda sono un must irrinunciabile per chi vuole avvicinarsi al Britpop.
Dopo questo disco i KK tenteranno di mantenere la barra dritta, ma non riusciranno più a toccare le vette di questo disco.

7. The Charlatans - Tellin'stories | 1997

Uno degli album di grande successo dell'era del Britpop, segnato dalla tragedia della morte del tastierista della band Rob Collins.
Il disco può essere definito il manifesto di una band mai arrivata dove meritava, perchè reputo i Charlatans uno dei collettivi più influenti dell'intero movimento.
In questo disco tutto è scolpito per essere preso a modello dai posteri: chitarre che graffiano, sfondi di tastiere e bassi che disegnano traiettorie bellissime e la voce di Tim Burgess che scrive il manuale del frontman britannico di fine millennio.
Senza di loro non ci sarebbero stati gli Oasis e tutto il resto e questo disco gronda di sentimenti e grande ispirazione.
Probabilmente uno dei migliori del decennio.

8.Oasis - Definitely maybe | 1994

L'esordio monstre dei fratelli Gallagher che ha portato gli Oasis direttamente sul tetto del mondo.
L'album che ha preceduto il successo globale al profumo di punk che contiene il vero spirito selvaggio della band mancuniana.
Rock'n roll star, Cigarettes and alcohool e Supersonic contengono l'incipit di rock seminale e aggressivo di chi ha voglia di arrivare subito in vetta.
Accanto al rock ruvido le grandi canzoni che sin da subito hanno consacrato Noel Gallagher come una delle grandi penne del Britpop: Live forever, Slide away e Shakermaker.
Rolling Stones e Beatles non sono mai stati così vicini nello stesso disco.

9. Coldplay - A rush of blood to the head | 2002

Siamo un pò oltre la primissima ondata ma questo disco è l'ultima grande testimonianza della grandezza dei Coldplay nella versione 1.0.
Prima della virata definitiva verso il pop globale questo disco mette al centro le canzoni e una capacità cantautoriale dal fascino incredibile.
Una specie di concept sul nuovo millennio che concentra le paure di un nuovo inizio e la teatralità di canzoni che urlano una nuova via al villaggio globale (Politik, God put a smile upon your face).
L'eclettismo dei Blur, la lezione acustica degli Oasis e i soliti riferimenti a Beatles e a tutto il rock britannico in un disco che è stata l'ultima grande prova dei Coldplay, che comunque rimangono un nome di punta del movimento.

10. James - Pleased to meet you | 2001

La scena di Manchester che ci ha regalato decine di band fra gli anni novanta e gli anni zero ha nascosto fra i suoi angoli bui, per troppo tempo, anche i James guidati dalla voce soft di Tim Booth.
Questo disco, il nono della band, riporta in auge le velleità di una band che ha sempre faticato a trovare il proprio spazio.
La produzione di Brian Eno regala alla scrittura sofisticata dei James una veste contemporanea che ammalia e accarezza l'ascoltatore con atmosfere dilatate che vengono interrotte da sferzate elettriche.
Alcune canzoni sono veramente dei piccoli "masterpiece": Pleased to meet you, Getting away with it, Senorita.
Un disco oscuro, plumbeo che al tempo stesso si apre con squarci lucenti di grande sentimento.
Si sono meritati con questo lavoro di entrare di diritto nella storia del Britpop con il coraggio e l'audacia di chi ha provato a dare un apporto differente.


Se vi sono piaciuti i primi dieci ascoltate anche:

Suede - Suede | 1993
Blur - Parklife | 1994
The Verve - A northern soul | 1995
Pulp - Different class | 1995
Elastica - Elastica | 1995
Cast - All change | 1995
Oasis - Be Here Now | 1997
Ocean Colour scene - Marchin'already | 1997
Seahorses - Do it yourself | 1997
Manic street preachers - This is my truth tell me yours | 1998
Embrace - Drawn from memory | 2000
Starsailor - Love is here | 2001
Kasabian - Kasabian | 2004
Maximo Park - A certain trigger | 2005
Editors - The back room | 2005

sabato, aprile 13

Radar | Le cose di Aprile

Sick Tamburo - Lisa ha 16 anni

Il punk rock grezzo degli inizi negli anni si è contaminato portando la band friulana su un sound più tipicamente rock.
La forma canzone ha acquisito una maturità apprezzabile con la band che ormai è a suo agio anche con le sperimentazioni elettroniche.
Questa canzone alza il velo su una nuova, entusiasmante, parentesi della carriera dei Sick Tamburo.
L'album,. Paura e l'amore, si preannuncia appetitoso.



Deproducers - Storia compatta della vita 

Ritorna a sorpresa il progetto sperimentale di Riccardo Sinigallia, Gianni Maroccolo, Max Casacci (Subsonica) e Vittorio Cosma.
Post rock con suggestioni che spaziano dall'ambient all'industrial, con i testi recitati dalla voce suggestiva di Sinigallia.
Una canzone vi basterà per mettere piede in un progetto che aggiunge una voce diversa un colore al nostro panorama in bianco e nero.
Dato lo spessore dei personaggi coinvolti, vale la pena un ascolto.
Io li adoro.



Dog Blood - Turn off the lights

Il duo formato da Skrillex e Boys Noize partorisce un singolo destinato a scuotere l'estate 2019.
Non è sicuramente una traccia imperdibile ma se vi sono mancate le ritmiche sincopate della dubstep di Skrillex questa canzone non vi deluderà perchè nella seconda parte i due dj non si sono per niente limitati.



Fulminacci - Una sera

Il nome nuovo del cantautorato romano è un giovane classe 1997 che ha appena pubblicato il suo primo album.
Attesa importante per un esordio che a me non ha lasciato grandissime sensazioni.
Suoni acustici, scrittura fresca e una voce piacevole ma se dovessi guardare più in là ammetto che non ho ci ho trovato questi grandi spunti.
Mentre lo ascoltavo pensavo a Mannarino, Ultimo, Dimartino e nessuno dei tre nomi precedenti è fra i miei preferiti.
Insomma non aggiunge e non toglie niente perchè questo cantautorato finto impegnato fra una fisarmonica, una chitarra acustica e quell'aria un pò folk che fa tanto provincia figa ha un pò rotto il kaiser.



The Raconteurs - Hey Gyp

Torna il garage dei The Raconteurs guidati dall'estro ingovernabile di Jack White.
A ben 11 anni di distanza dall'uscita di Consolers of the lonely la band torna con una cover di hey Gyp del cantautore folk Donovan.
Rispetto alla versione originale la canzone viene spogliata dalla sua veste acustica e viene condita con inserti elettrici e un sensibile aumento della ritmica.
Ritorno attesissimo, Jack White è ormai una rockstar rodata.
Sinonimo di garanzia.



The Chemical brothers - Eve of destruction

Il loro album appena pubblicato No Geography non ha evidentemente generato l'hype sperato, per me però i "fratelli chimici" rimangono l'anello di congiunzione fra l'elettronica di oggi e l'underground anni novanta.
Continuano imperterriti a proporre la loro trip-hop house con suoni acidissimi che fanno tanto club 90s, e giustamente arrivati al non album in studio il grande pubblico gli chiede molto di più della solita ricetta.
Per me rimangono una dolcissima certezza.
Immortali, anche se da Push the button del 2005 stanno pubblicando sempre lo stesso disco.