giovedì, giugno 11

I giudici di X Factor

La notizia di questa settimana è l'annuncio bomba della nuova squadra di giudici di X Factor.

Non c'è bisogno di aggiungere molte altre cose perchè già così la notizia fa ridere: giudici...ma per giudicare cosa?
E dall'alto di quale divina competenza?

Ma andiamo oltre.
Mentre in Italia chiudono i club (Ohibò a Milano) e tutte gli eventi connessi alla musica sono annullati noi ci dobbiamo sorbire la pippa di Cattelan che fa l'annuncio in stile americano.

Vediamo chi sono i pagliacci quest'anno.

Primo: Mika.
Mika è arrivato ormai alla quarta edizione da giudice  e sinceramente il classe '83 potrebbe anche fare un passo indietro.
Lui che parla sempre di impegni internazionali e di dischi in uscita poi sta sempre a rompere in Italia, e soprattutto sta sempre incollato a quella sedia.
Plastica.

Secondo: Manuel Agnelli.
L'alfiere della musica indipendente, organizzatore del Tora Tora e frontman degli Afterhours.
Lui, proprio lui ha rinnegato tutta la sua carriera dopo il primo anno seduto a fare da protagonista a questa farsa.
Non contento lo ha fatto per tre anni consecutivi, salvo poi rinnegare se stesso per un definitivo ritorno alla musica.
Ritorno invece rivelatosi poi provvisorio, anzi precario.
Ecoolo subito ritornare alla fontana dei soldi di X Factor dove si beve tanto bene.

Terzo: Hell raton.
Sconosciuto produttore della scena rap/trap.
Alcune indiscrezioni parlano dell'inseguimento messo in atto dalla produzione per avere Salmo come giudice.
Non riuscendoci avrebbero virato su uno dei suoi più stretti collaboratori.
Realtà distorta.

Quarto: Emma Marrone.
Creata nei talent show, cresciuta a pane e Amici di Maria ora la salentina dopo una carriera con numerose hit radiofoniche approda allo show principe dei talent.
Bene, su questa partecipazione non ho nulla da ridire perchè è in coerenza con la sua immagine e con la sua carriera.
Soprattutto è la prima volta a X Factor per Emma, quindi non possiamo dirgli niente (poi lei mi sta simpatica, chi mi conosce lo sa NDR).

Rimane la sagra del trash e dell'umiliazione della musica.
La superficialità con la quale la musica viene marginalizzata è brutale e non va assolutamente dato credito a questo tipo di produzioni.
Statene alla larga.

Cosa importante.
Mandiamo la nostra solidarietà e un grosso in bocca al lupo ai ragazzi del Circolo Ohibò di Milano.
Non mollate e ripartite presto.
Noi vi aspettiamo.

Ascolto consigliato per la lettura:

Queens of the stone age - If only

venerdì, giugno 5

Canzoni pandemiche

Parliamo di musica, quella della pandemia.
Se c'è stato un lato positivo in tutta questa assurda storia della pandemia da Covid-19 è stato quello che io, personalmente, ho ascoltato veramente tanta ma tanta musica.
Sempre.
In questi giorni stanchi che faticavano a finire dalla mattina alla sera la mia fuga quotidiana è stata la musica.
Lei c'è sempre per me, e anche stavolta non mi ha tradito.

Nonostante sia stato un periodo in cui tutti gli artisti in uscita hanno posticipato le pubblicazioni, ho avuto il tempo di andare a cercarmi qualcosa di nuovo e di amare di più qualcosa che già amavo.

Il mio numero 1 pandemico è stato Residente.
L'ex leader dei Calle13 con la sua Rene mi aveva già segnato il cuore.
Durante questi mesi ha poi pubblicato una ballata pop dal sapore amaro: Antes que el mundo se acabe è un dolcissimo viaggio fatto di violini, frasi romantiche e visioni apocalittiche.
La canzone però scorre via come una magia e a me sembra che il cantautore di Puerto Rico sia in uno stato di grazia.
Insieme a questa ci metto anche Rene nella versione cuarentena che mantiene la struttura dell'originale e che vede la partecipazione live della madre di Residente.



Nell'intervista alle Iene dei Coma_cose il duo milanese ha endorsato apertamente Auroro Borealo.
Questo nome mi girava intorno da parecchi mesi e quindi ho deciso che era arrivato il momento di andare a vedere quello che faceva.
Ho schiacciato play e dopo 20 secondi mi sono innamorato di Gli occhi del mio ex.
Una canzone pop in bilico fra gli anni sessanta e la visione disincantata di questi anni con un groove funky di sottofondo che trascina.
In pratica la canzone è geniale.
Impossibile non amarla.



Accanto alle novità dato il periodo di forte incertezza non ho potuto abbandonare i miei pilastri.
Le fondamenta del mio database sono colorate di Inghilterra.
Gli Stereophonics mi hanno presentato il conto e io ho risposto "presente" volentieri perchè loro sono un pezzo importante della mia vita.
Ho riascoltato la loro discografia più di una volta e sin da quando ho iniziato ad ascoltarli ho sempre reputato il loro secondo album, Performance and cocktails, il punto più alto della loro carriera.
Poi mi sono soffermato su Word gets around che è il loro primo disco.
Local boy in the photograph è una canzone che ti prende al primo ascolto e non ti lascia più.
Chitarre 90s e la voce di Kelly Jones bastano per sognare.



Gio Evan il girovago originario di Molfetta ha pubblicato una nuova canzone nel bel mezzo della pandemia.
Non è il mio genere di cantautore ma bisogna ammettere che ha un talento nella scrittura innegabile.
Regali fatti a mano è una canzone pop perfetta che mette in mostra tutte le doti cantautoriali dell'artista pugliese.
Niente di particolarmente sconvolgente, ma se al primo ascolto vi prende poi è difficile togliersela dai piedi.



Frai play schiacchiati a random un pò ovunque mi è spuntata nelle playlist questa It takes a lot to know a man di Damien Rice.
Sinceramente io conosco a memoria O, l'esordio monstre dell'irlandese.
Quando era uscito il secondo episodio 9 mi ero già raffreddato parecchio, poi quando ho sentito questa canzone sono immediatamente andato a cercare il disco.
Questa canzone è parte di My favourite faded fantasy, terzo disco di Damien, e devo ammettere che sono ritornato per un tratto a godermi il talento incredibile di questo cantautore.
Atmosfere acustiche, inserti orchestrali e la sua voce "nervosa" a guidare il viaggio che con questo disco del 2014 torna a splendere.



Fra le novità degli ultimissimi giorni Bugo ha pubblicato Mi manca dal suo ultimo album Cristian Bugatti uscito dopo la sua chiacchieratissima partecipazione a Sanremo 2020.
La canzone è una ballata dal profumo anni sessanta e la sua interpretazione convince per profondità e colore.
Dopo poi entra Ermal Meta e possiamo anche dire che la canzone perde istantaneamente la sua carica magnetica.
Ascoltatene metà, che dobbiamo fare.

giovedì, aprile 30

Il nuovo pezzo degli Oasis

Noel Gallagher nella giornata di ieri , 29 aprile 2020,  ha annunciato a sopresa la pubblicazione a mezzanotte di "nuovo" brano degli Oasis.
Ora vi spiego perchè ho messo fra virgolette la parola "nuovo".
Innanzitutto perchè il pezzo non è nuovo nel vero senso della parola, ma è una demo registrata dalla band prima dello scioglimento.
Alcuni parlano del periodo precedente a Don't believe the truth (2005) e quindi probabilmente al biennio precedente.
Noel comunque nella sua lettera ai fans non ha comunicato ulteriori dettagli, parlando di un cd senza nome nel quale ha ritrovato questa canzone.
Il chitarrista ha solo aggiunto una curiosità: esiste una registrazione di un soundcheck ad Hong Kong probabilmente del 2005 che è circolata per un pò di tempo.

Da fan degli Oasis devo ammettere che l'annuncio mi ha mandato in fibrillazione per qualche ora.
Come un messaggio sul cellulare da una persona cara che non sentivi da anni.

La canzone comunque devo dire non è niente di più di quello che annunciato.
Una traccia con una scrittura abbozzata, e un arrangiamento tutto sommato in una fase molto embrionale.
La voce di Noel è stata invece la cosa più ovvia che potevamo ritrovarci dentro.
Insomma la canzone avrebbe sfigurato anche fra le b-side pubblicate fino al 2005 e non aggiunge niente di nuovo alla carriera leggendaria della band di Manchester.

Una novità che alla fine mi ha lasciato senza grandi sensazioni.
Dovevano essere gli Oasis e invece è un esercizio di scrittura con Noel come assoluto protagonista.

L'avvenimento però contiene almeno un solo aspetto positivo.
Per spiegarvelo però tocca fare un passo indietro.
Gli Oasis si sono sciolti nel 2009 poche ore prima di un concerto a Parigi, e con una manciata di live prima di concludere il tour mondiale a supporto dell'ultimo album Dig out your soul.
I litigi fra Noel Gallagher e Liam, il frontman della band, sono stati da sempre la linea rossa sulla quale si è tenuta la tensione emozionale degli Oasis.

Dopo lo scioglimento Noel Gallagher si è imbarcato immediatamente in una carriera solista che ad oggi conta tre album e tre Ep in studio.
A dir la verità dopo un inizio molto promettente Noel si è ritrovato a scrivere le stesse canzoni faticando non poco a trovare una nuova cifra che gli desse un nuovo slancio.
Ora come ora lo vedo molto in difficoltà, tenendo presente comunque la caratura di star planetaria.

Nel frattempo dopo la fine della band Liam Gallagher ha raccolto i reduci degli Oasis e ha fondato una band, i Beady Eye, con i quali ha pubblicato due album prima di intraprendere una carriera solista che gli sta dando enormi soddisfazioni.
Liam ha pubblicato due album: As you were nel 2017 con il quale ha esordito al primo posto nella classifica britannica e poi ha bissato il successo con Why me why not del 2019.

Fra i due fratelli quello che da sempre si è speso per una reunion è proprio quest'ultimo lanciando numerosi appelli al fratello per riportare sul palco gli Oasis.
Addirittura ha chiesto pubblicamente di riunire la band per scopi benefici all'inizio dello scoppio della pandemia da Covid-19.
Niente.
Noel Gallagher ha sempre rifiutato ogni discussione in merito, e anche nelle interviste non perde mai occasione per smorzare ogni entusiasmo che si genera attorno agli Oasis.
Liam inoltre non disdegna frequentazioni con ex membri come il primo chitarrista Paul Arthurs.
Insomma fra i due appare chiaro che sia il minore quello più orientato ad un'ipotetica reunion.

Ebbene proprio ora Noel, detentore del marchio Oasis, rilascia una demo inedita in completa autonomia sfruttando il nome della band.
Appariva scontato quindi che la voce fosse la sua.

Questa apertura non scontata da parte di TheChief però non è del tutto negativa, perchè per quanto mi riguarda questo è il modo di Noel di tastare il terreno e capire che hype può generare una canzone minore e di levatura modesta.
Secondo me vuole capire che cosa potrebbe generare un ritorno degli Oasis e quindi questo potrebbe essere un esperimento, una specie di prova per tastare il terreno e cominciare a ricucire i rapporti con il suo glorioso passato.
Alla fine se lui ha potuto avere una carriera solista è solamente perchè è stato membro storico degli Oasis.
Avere un pò di riconoscenza per una fanbase fedele e per un fratello che ha fatto la storia del rock accanto sul palco sarebbe il minimo.

Questa canzone potrebbe essere la scintilla per scatenare di nuovo l'incendio.

Aspettiamo e vediamo, nel frattempo per i madferit come me posto la canzone qui sotto.
D'altronde anche il titolo appare profetico: Don't stop.

Allora non vi fermate e cominciate di nuovo a farci cantare.

giovedì, aprile 16

Le cose di aprile | Quarantena Playlist

Torno sul blog per lasciare una piccola playlist da Quarantena che ci permetta di allietare le ore passate in casa, con una buona dose di astrazione.
Qualcosa di nuovo, qualcosa di più datato e qualcosa di speciale che ci farà guardare più in là dell'orizzonte nascosto dietro la finestra.

1. Paolo Benvegnù - Infinitoalessandrofiori 

Dall'ultimo disco Dell'odio e dell'innocenza del cantautore ex Scisma, la traccia di chiusura di un disco fatto di sogni e di chitarre accarezzate con lo sguardo verso l'alto.
Un viaggio acustico con la dedica, neanche troppo nascosta, ad Alessandro Fiori che Benvegnù ha definito in una recente intervista "la cosa più vicina all'infinito che ha mai incontrato".
Quando fa così, Paolo, diventa inarrivabile.

2. Bombay Bicycle Club - Eat, Sleep, Wake

La band guidata dalla voce delicata di Jack Steadman torna a circa sei anni di distanza dall'ultimo lavoro dopo una pausa durata circa tre anni che ha rischiato di portare allo scioglimento la band londinese.
L'indie rock colorato e adolescenziale degli inizi con la costitenza della maturità si è trasformato in un rock corposo e consapevole, con inserti di elettronica e con una scrittura raffinata e idee brillanti.
Questa canzone ha un equilibrio fantastico e delle intuizioni geniali.
Strada in discesa e un disco fra le mani che darà grandi soddisfazioni.

3. The Strokes - The adults are coming 

La band newyorkese ormai ha compiuto il passo definitivo che li ha condotti nel gotha del rock mondiale.
L'uscita di The new abnormal sembrava infatti una di quegli avvenimenti dal sapore planetario paragonabile alle uscite più mainstream.
Al sesto album e dopo quasi vent'anni di carriera però la band guidata da Julian Casablancas mostr ancora una volta il coraggio degli inizi.
Il disco infatti non è per niente scontato e anzi ha alzato il velo su una nuova versione della band: indie rock seminale con grandi inserti di elettronica e sferzate new wave.
Sette anni di attesa sono stati evidentemente forieri di nuove idee.

4. Axel Flovent - Driving hours

Il giovanissimo cantautore islandese ha recentemente pubblicato un EP, Tourist, che ormai è possibilmente l'ultimo passo verso la pubblicazione dell'atteso debut album.
Tocco delicato e chitarre acustiche fluttuanti per il talento nordico, che però non disdegna uno sguardo all'indie folk americano dalla più recente ondata (Mumford and sons, Passenger).
Al momento con questa manciata di canzoni fa ben sperare.

5. Minyo Crusaders - Kushimoto Bushi

Un collettivo giapponese che riadatta i classici della musica nipponica in chiave sudamericana.
Basta questo per farvi cliccare play.

6. Liberato - Amma stà vicin'

In concomitanza con l'ultimo film di Francesco Lettieri dal titolo Ultras il rapper misterioso ha pubblicato un album che vede la collaborazione alla produzione di 3D dei Massive Attack.
Suoni rarefatti e tanto mare in questo brano che riporta tutto al contatto umano, fra lingua napoletana e suggestioni britanniche.
Per gli amanti di Liberato un must.




lunedì, marzo 2

La nuova monumentale canzone di Residente

Il ritorno sulle scene del leader della band portoricana Calle13 è un viaggio malinconico nei corsi e ricorsi della vita di René Pérez Joglar aka Residente.
Il rapper 41enne ha inaugurato una carriera solista nel 2017 dopo 5 album in studio con la sua band e il singolo appena uscito è l'anticipazione del suo nuovo album di cui ancora non si conoscono i dettagli.

La canzone si intitola René, il vero nome del rapper che sin dalle prime parole inizia excursus dentro la sua vita.
I primi secondi sono appannaggio di una voce di una donna, che sembra quella di sua madra, che domanda "Con que parte del cuerpo jugaban pelota los indios tainos?".
Riferimento chiaro agli indios tainos che abitavano l'isola di Puerto Rico prima dell'arrivo dei coloni spagnoli, tema molto caro a Residente che sin dall'inizio della sua carriera ha supportato la causa indipendentista dell'isola caraibica dagli Stati Uniti.

Residente esordisce con la frase "Queria ser beisbolista", il rimpianto dell'adolescenza ed è molto forte l'immagine del rapper che pronuncia questa frase in una divisa di baseball su un campo di periferia.
Da questo incipit si parte in un viaggio che dipinge il diagramma di una vita fatta di successi, solitudine e sentimenti contrastanti.
Parole pronunciate con una forza che poche volte ho incontrato nelle canzoni.

Contrasti fra l'immagine dell'artista di successo e l'uomo alla deriva quando dice "El concierto està lleno pero yo estoy vacio".
Residente ha infatti dichiarato di aver scritto questa canzone in un momento particolarmente duro della sua vita, quando durante una serata in Messico osservando un balcone aveva addirittura pensato di buttarsi nel vuoto.
L'infanzia macchiata da una morte precoce di un amico ("Eramo inseparable hasta que un dia lo mataron entre cuatro policia").
La sua allegria rotta da un lutto che evidentemente ha segnato la vita e la sensibilità di un uomo che ha trovato il coraggio di mostrare la sua fragilità.

Peréz Joglar non è mai stato un artista banale, e la sua musica è sempre stata politicizzata e da sempre supporta l'emancipazione dei popoli latini del Centro e Sud America.
Nella canzone racconta di quando aveva insultato in diretta il Governatore di Porto Rico Fortuno (qui il video) per una serie di licenziamenti e tagli, finendo per essere censurato 4 anni nella sua stessa patria.
Particolarmente tenero il risvolto familiare della vicenda in quanto racconta che la nonna non è mai riuscita a vederlo suonare in uno stadio ("Abuela muriò no me vio tocar al estadio").

Dopo il viaggio incredibile fra le vicende personali Residente arriva ad un finale emozionante listando tutto quello che vorrebbe tornare a essere, e soprattutto i desideri di un uomo colpito dalla vita che vede ancora una speranza.
Nel video diretto e interpretato dallo stesso Residente, il rapper termina in un pianto liberatorio che si risolve con l'abbraccio con il suo piccolo figlio avuto dalla relazione con una modella argentina.

René è una di quelle canzoni che segnano la carriera di un artista, e che cambieranno tante vite (non solo quella del rapper).
Un viaggio nelle fragilità molto personale, che alla fine è comune a tanti di noi.



martedì, febbraio 18

Live Report | Explosions in the sky@Fabrique, Milano 06.02.2020

Il tour del ventennale della carriera degli Explosions in the sky è arrivato in Italia per due date dopo una serie di date americane, all'interno di un giro europeo che toccherà le principali città.

La band originaria di Austin, Stati Uniti, non era in promozione e non aveva uscite recenti ma lo stesso ha deciso di imbarcarsi in un tour intercontinentale.

Attendevo da anni l'occasione per vedere gli Explosions visto che ho consumato le mie orecchie con Those who tell the truth del 2001, seguendo la band fino almeno a Take care,take care,take care del 2011 quando la loro carriera ha subito un primo stop importante.

Dopo il 2011 sono infatti passati cinque anni per ritrovarli in studio, quando è uscito The wilderness.
Il 2016 è infatti l'ultimo anno in cui gli Explosions hanno prodotto materiale inedito.

Questo però non ha scalfito la fama della band considerata da molti critici il gruppo che ha in pratica sdoganato il post-rock di base chitarra e con esplosioni elettriche importanti.
La fase sperimentale viene infatti sovente offuscata dalle luminescenti virate della band che predilige i crescendo strumentali senza inserti elettronici.
Un approccio diretto e che ha generato i migliori momenti in particolare nei primi 3 lavori in studio (How strange innocence del 2000, Those who tell the truth...del 2001 e The earth is not a cold dead place del 2003).

Momenti rarefatti che si dissolvono in ciclici intrecci di chitarre.
Tanto mi bastava per aspettarli sotto il palco del Fabrique.
Quello mi aspettavo e quello ho avuto.

Il leader della band Munaf Rayani una volta sul palco ha pronunciato poche parole in italiano prima di accendere la miccia delle emozioni.
Formali saluti al pubblico e via di getto nelle canzoni.
Il palco minimale e spoglio faceva da sfondo alle evoluzioni sonore della band che non di rado raggiunge picchi di rara emozione, traghettando il pubblico in una dimensione strumentale quasi eterea.
Un'ora e mezza di trance sonora per una band che io ho amato sin dall'inizio, e che dal vivo ha mostrato tutta la sua innegabile qualità.

Potremmo discutere di tante criticità legate al genere che dal vivo perde un pò sulla distanza, o su altri aspetti legati alla recente produzione della band.

Ma loro sono gli Explosions in the sky e per me almeno una volta nella vita l'esperienza di assistere alla magia delle loro sferzate emozionali deve essere onorata.

Setlist Explosions al Fabrique:

A Song for Our Fathers
Yasmin the Light
The Only Moment We Were Alone
Greet Death
Catastrophe and the Cure
Have You Passed Through This Night?
Your Hand in Mine Play Video Colors in Space
The Birth and Death of the Day
Disintegration Anxiety
Magic Hours

Live report precedenti:
Foals@Fabrique , Milano 2019

domenica, novembre 10

#Radar | Le cose di novembre

Unòrsominòre - Respiro

Nuovo singolo per Unòrsominòre, moniker di Emiliano Merlin che ritorna con una canzone dal tocco soffice che affronta il difficile tema ambientale.
Fra accordi aperti e tappeti di suoni invernali Emiliano ci parla di grandi bovini e del mondo fatato degli oceani.
Era difficile non scadere nel banalismo, e lui è riuscito ad essere credibile e a toccare certe corde.
La canzone non lascia indifferenti.
Bravo.



Coldplay - Everyday life

Dopo la sopresa dei due singoli rilasciati in anteprima per il lancio dell'album in uscita, arriva questo terzo singolo che sarà probabilmente l'ultimo prima dell'uscita del doppio disco di inediti.
Con questa traccia i Coldplay ritornano sulle piano ballad delle origini, ibridata però con suoni che riportano la canzone al pop internazionale dell'ultimo decennio.
Piacerà ai fan storici, ma effettivamente fanno fatica a tirarla su perchè dopo un certo punto la canzone pare carente dal punto di vista dello sviluppo generale.
Niente di che.



Sam Fender - Play God

Uno dei breaktrough più incredibili di questo anno, Sam Fender è un performer creato per ammaliare pubblici da stadio.
Dopo questo singolo incredibile uscito qualche mese fa arriva l'album che effettivamente in qualche punto pare non tenere le aspettative, ma quando le canzoni funzionano bene esce fuori il carisma di questo 25enne inglese.
Diciamo che è una canzone che il primo Robbie Williams avrebbe pubblicato volentieri.
Pop rock con grandi aspirazioni e parecchia grinta.
Lo aspettiamo sulla lunga distanza.
Per ora ascoltiamo questo Hypersoonic Missiles, 13 tracce che a parte qualche calo di tensione tengono bene.



Subsonica + Come Cose - Aurora Sogna

I Subsonica sono in uscita (22 novembre) con la nuova versione di Microchip Emozionale, disco che ha segnato la svolta della carriera dei torinesi.
Nell'anno del ventennale dell'uscita Samuel e i suoni hanno deciso di invitare tanti amici che per reinterpretare le canzoni che hanno fatto la storia della band torinese.
Aurora sogna è stata una delle tracce più amate dai fan della prima ora e in questa nuova veste arricchita dai Coma_cose appare rinvigorita e con dei risvolti interessanti.
Un modo per ritornare agli anni d'oro dei Subsonica.



Andrea Laszlo De Simone - La nostra fine 

L'ep con 4 canzoni segna il ritorno del cantautore torinese a due anni di distanza dall'acclamato Uomo Donna.
Scende il gradient di psichedelia a favore di melodie più dolci che sembrano guardare con più insistenza alla tradizione dei cantautori italiani 60/70.
Continuo a preferire le atmosfere dell'album e mi sarei aspettato quanto meno un progetto con più contenuti, ma salvo La nostra fine che mostra ancora il grande talento della penna di De Simone.



Tame Impala - It might be time

Il quarto album del collettivo australiano slittato a Febbraio 2020 viene anticipato da due singoli che includono anche questo viaggio elettronico con derive psichedeliche.
Suoni contemporanei e tanta voglia di sperimentare per Kevin Turner che è chiamato alla consacrazione definitiva con un disco molto atteso da fans e critica.
I TI si presentano quindi ai blocchi di partenza di un 2020 che li vedrà sicuramente protagonisti.
Per ora l'antipasto è ghiotto perchè con questi primi episodi stanno dimostrando di avere tante frecce al loro arco e di essere in un momento particolarmente favorevole dal punto di vista delle idee.




giovedì, ottobre 24

Il senso del nuovo album dei Coldplay

Annuncio a sorpresa in questo 2019 che vede il ritorno sulle scene dei Coldplay, che mancavano ormai dal 2015 quando avevano pubblicato A head full of dreams.
Quattro anni di silenzio interrotti l'anno scorso dalla pubblicazione del Live in Buenos Aires, doppio album con dvd annesso del concerto tenuto dalla band allo Stadio Ciudad de La Plata.

L'album in uscita, doppio, porterà il titolo di Everyday life ed è stato annunciato con una lettera scritta a macchina pubblicata su tutte e piattaforme della band.
L'album sarà diviso in due parti, Sunset e Sunrise, ed uscirà il 22 novembre 2019.
La strada che conduce all'uscita è stata già segnata da un cambio nell'immagine della band che ha rinnovato la veste grafica del sito ufficiale con richiami esoterici e alla tradizione dei dipinti mediorientali.
Tante novità per Chris Martin, ma in che momento arriva questo lavoro?

I Coldplay sono ormai uno dei nomi di punta del pop internazionale e hanno superato in scioltezza il ventennale di carriera; la band si è formata nel 1997 anche se il primo album Parachutes è uscito nel 2000.
Questo sarà l'ottavo album in studio della band.
Dal 2000 al 2005 i Coldplay hanno pubblicato forse i migliori dischi della loro carriera, il trittico iniziale è infatti forse l'apice della loro carriera che dopo quei lavori è andata via via evaporando.
Parachutes esordio bomba del 2000, infarcito di hit indie pop che hanno spaccato le classifiche come Yellow, Trouble e Shiver aveva alzato il velo sul talento cantautoriale di Chris.
Ballate pop con base acustica con il giusto tocco romantico, e ritornelli killer.
Chitarre e voci che si muovevano in un ambiente dal tocco britpop, ma che non disdegnava la scena indie.
In pratica la band del secolo.

A Rush of blood to the head del 2002 continuava sulla falsariga del suo predecessore, limando la timidezza degli esordi e andando a cercare anche tematiche più introspettive e complesse.
La band appariva più confident e il risultato è stato infatti un lavoro acclamato dalla critica e amato dal pubblico.
Il primo disco che ha lanciato la band in orbita planetaria.
Anche qui non mancano canzoni destinate a rimanere classici della band: The scientist, In my place, Warning sign.

Nel 2005 è il turno di X&Y, il disco forse più ambizioso e complesso della band londinese.
Da tematiche dal gusto più terreno e personale qui si passa all'interrogazione filosofica dell'io che si fa domande sul mondo e sul mistero della vita.
Il sound della band matura e gli arrangiamenti paiono finalmente fiorire mettendo i quattro londinesi sulla strada delle grandi rockband del mondo.
Dal britpop giovanile di Yellow si passa a una band con velleità importanti in grado di scrivere canzoni come Square one, Talk e What if.
Questo forse è il punto più alto nell'ambito di questi tre dischi in cui abbiamo assistito ad una crescita esponenziale della band.
Essattamente qui muoiono i Coldplay veri, e inizia la carriera di quattro fantocci che si agitano intorno a canzoni di plastica e inni pop vuoti e senza anima.

Nel 2008 arriva Viva la vida che segna il point of no return della carriera degli inglesi.
Un disco che punta tutto sul motivetto catchy fatto apposta per acchiappare il pubblico, canzoni tutte uguali a loro stesse.
Le chitarre elettriche spariscono in favore di suoni campionati e arrangiamenti pompatissimi per attualizzare il suono della band.
Io immagino che dopo X&Y siano stati aggrediti dal mercato e messi sotto i riflettori di forza, cose che hanno finito per sporcare la mission della band.
In questi anni infatti Chris Martin diventa una star planetaria, ed è ovvio che quando gli impegni aumentano la musica finisce per perdere il primo posto.

Mylo Xyloto non aggiunge niente di nuovo al discorso intrapreso con Viva la vida.
Attenzione maniacale a veste grafica e presentazione, band onnipresente in qualsiasi trasmissione del mondo e canzoncine divertenti che non aggiungono niente alla  loro carriera.
Barlumi di lucidità in Us against the world ma il duetto con Rihanna e la oscena Every teardrop is a waterfall sono due ingredienti pesanti da digerire.

Ghost stories del 2014 per quanto insulso e poco pensato non lo considero neanche un album vero e proprio ma solo musica di transizione servita alla band per affrontare un periodo di forte appannamento creativo.
Ma come si dice?
L'importante è esserci, e loro ci sono stati nel modo peggiore possibile.

Nel 2015 arriva A Head full of dreams che è ancora una volta il manifesto trashpop per eccellenza e tira ancora più giù le velleità artistiche della band, facendo però risalire i click e le visualizzazioni.
Pop per masse affamate e parole vuote su ritmi campionati e chitarrine alla The Edge per accontentare gli stadi di mezzo mondo.
Salvo Adventure of a lifetime che effettivamente è una canzone indovinata per tanti motivi: suoni, ritmo, testo e estro creativo.
Il resto non commento neanche.
Due album in due anni consecutivi comunque sono la testimonianza di una bulimia creativa fuori luogo, e mostrano fra l'altro la voglia maniacale di apparire e di stare a tutti i costi sulla scena.
La voglia matta di esserci quindi, ma in mano avevano canzoni mediocri.

Arriviamo così a questo progetto Everyday life che viene presentato come un momento di cambiamento della band, e che potrebbe restituirci almeno una parte dell'anima smarrita dei Coldplay dei primi lavori.
Il talento sprigionato da Chris Martin in alcune canzoni e le qualità artistiche dei suoi compagni non si discutono soprattutto per un fan della prima ora come me ma se non sterzeranno definitivamente con coraggio su idee innovative sarà la loro fine musicale.
Il successo, quello è sicuro, anche stavolta non li abbandonerà.

Voi rifatevi le orecchie con X&Y, ve lo metto qui sotto.


mercoledì, ottobre 2

Comeback: Dario Brunori e Niccolò Fabi

Settimana di ritorni importanti per la musica italiana con due pesi massimi del cantautorato contemporaneo che sono tornati con due singoli fiammanti destinati a partire dai primi giorni per l'altissima rotazione.

Dario Brunori ha rilasciato la sua Al di là dell'amore mentre Niccolò Fabi è tornato con Io sono l'altro

Il cantautore calabrese torna dopo l'acclamatissimo A casa tutto bene che nel 2017 gli aveva regalato il successo di pubblico rincorso per tanti anni e il favore della critica che sembra averlo finalmente innalzato a nuovo feticcio della sinistra radical (dai sono un pò polemico).
Brunori ha mostrato dal canto suo una maturazione importante dal punto di vista della scrittura e dei contenuti, andando sempre più nel verso di una scrittura contemporanea ma raffinata e molto corposa dal punto di vista degli argomenti trattati.
In mesi in cui il tema immigrazione è stato in pratica tema di dibattito principale Brunori lancia un velato attacco alla morale italica.
Pronuncia parole chiare che vanno dritte al punto in alcuni versi ("mentre il mio cuore trabocca d'amore, sopra le spiagge c'è un sogno che muore"), andando poi verso un finale in cui ribadisce i concetti in maniera ancora più chiara ("Tu devi solo smettere di gridare e raccontare il mondo con parole nuove, supplicando chi viene dal mare di tracciare il nuovo confine").
La canzone rimane sul solco degli arrangiamenti semiacustici del disco precedente, anche se appare una campionatura elettronica che scandisce l'incedere del pezzo lasciando intendere che nell'album potrebbero esserci alcune novità dal punto di vista sonoro.

Niccolò Fabi invece sceglie la sua chitarra e la forza delle sue parole per dipingere la paura del prossimo che non ha basi reali e cognitive.
Le atmosfere delicate si scontrano con il passare dei minuti con la rabbia sferzante del testo che elenca i luoghi comuni dietro cui si nascondono certi incipit razzisti ("sono il nero sul barcone").
L'unico che avrebbe potuto essere così chiaro senza strumentalizzare l'argomento e senza scadere in facili banalismi è proprio Niccolò perchè scegliere di uscire con un brano del genere in questo momento mostra tanto coraggio.
Io sono l'altro è il grido di emergenza di un artista in evidente difficoltà nell'osservare un paese in cui serpeggiano ormai xenofobia e razzismo in ogni angolo.

Due cantautori che con queste due canzoni hanno voluto indicare la via a chi vuole fare l'artista disimpegnato sganciato dalle dinamiche politico-sociali.
Vero che l'arte è un'entità che vive di vita propria e che gli artisti debbano essere in qualche modo indipendenti da certe dinamiche.

A volte però è richiesto l'impegno di scendere in campo, e la forza per farlo non tutti ce l'hanno.
Grazie a Dario Brunori e a Niccolò Fabi per averci regalato attimi di magia che fanno sognare, e che poi fanno anche riflettere.

Non è da tutti.

venerdì, settembre 27

#Radar | Le cose di Settembre

Keane - You're not home

Sette anni dopo il controverso Strangeland la band dell'East Sussex tenta il ritorno in grande stile con Cause and effect.
Prodotto da David Kosten (Bat for Lashes e Everything Everything) il disco punta evidentemente a dare un nuovo respiro al sound piano oriented del collettivo inglese.
Purtroppo già da questa canzone emerge la carenza di idee e il fatto che sotto una veste rinnovata si nascondo idee povere e poca voglia di osare.
Parabola inesorabilmente discendente.
Riprendete ad ascoltare Hopes and fears, esordio capolavoro del 2004.



Niccolò Fabi - Io sono l'altro

Non sono un grande fan delle canzoni con temi sociali ostentati e con messaggi politici troppo chiari ma in questo caso faccio un eccezione perchè Niccolò è probabilmente uno dei cantautori più talentuosi del momento; l'unico che riesce a legare il gusto pop con contenuti importanti e composizioni mai scontate.
Questa canzone, che esce in un momento storico così delicato, incanta e catechizza l'ascoltatore.
Dimostrazione, ennesima, di un talento della generazione dei cantautori romani.



La Nina - Niente cchiù

La versione femminile del progetto napoletano Liberato ha la faccia di questa ragazza napoletana, alla sua seconda traccia.
Indie e elettronica che si fondono sullo sfondo di testi in napoletano cantati dalla voce sensuale de La Nina.
Tanta strada ancora da percorrere ma i primi passi sembrano essere interessanti.



Filo vals - Occasionale 

Quando ho visto Vittorio Sgarbi che nelle stories di Instagram intonava qualche parola della canzone ho trovato che fosse un'idea geniale.
Sono andato subito ad ascoltare questa Occasionale che sotto un incedere di chitarrina folk disegna un testo che parla di un amore estivo breve e intenso.
Il cantautore classe '96 mostra di avere le carte in regola per pubblicare un album dopo le sei tracce buttate fuori, fra le quali a onor del vero Occasionale pare l'episodio più convincente.
Comunque io la sto cantando da una decina di giorni nostop.



Tommaso Paradiso - Non avere paura

La prima uscita solista del frontman dei Thegiornalisti è una mina pop che contiene tutta la furbizia concentrata del romano.
Suoni presi in prestito dagli M83 e un testo che si incolla alla testa per una traccia destinata a sfondare.
Se le polemiche post scioglimento avevano lasciato qualche scoria, qui arriva la conferma: Tommaso può percorrere da solo le strade del pop più piacione e attuale.
Sulle orme di Jovanotti con uno sguardo al passato indie che si sbadisce sempre di più.



Colapesce - Immaginario (feat. Mace)

Il cantautore siciliano torna con un singolo frutto della collaborazione con uno dei produttori più caldi della scena italiana, Mace, che ha già al suo attivo collaborazioni con Salmo, Fibra e molti altri.
Il risultato è una traccia che viaggia fra suoni contemporanei e la voce eterea di Colapesce che mostra ancora la volta la sua classe di penna ispirata e mai banale.
Il 2020 si preannuncia un anno importante per Colapesce che festeggerà il decennale di carriera, e probabilmente uscirà con un nuovo album (Infedele è datato 2017).
Nel frattempo questa canzone apre uno squarcio importante.